Valentina Diana legge nel bosco Natalia Ginzburg

Valentina Diana legge nel bosco Natalia Ginzburg 2

SERRALUNGA Per le passeggiate letterarie alla fondazione Mirafiore venerdì 10 giugno
Valentina Diana è nata a Torino nel 1968. Lavora in teatro come attrice e drammaturga. Come scrittrice ha pubblicato Smamma e Mariti o Le imperfezioni di Gi (Einaudi). Venerdì 10 giugno (ore 18.30), sarà protagonista della Passeggiata letteraria organizzato dalla fondazione Mirafiore nel Bosco dei Pensieri di Fontanafredda a Serralunga.

Che cosa presenterai?
«Attraverso il percorso di sei tappe discuteremo Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Dato che il teatro è uno dei miei strumenti espressivi prediletti, non seguirò una scaletta rigida, ma tenterò di mettermi in ascolto con ciò che accade nel pubblico a livello emotivo. Una parte di improvvisazione è necessaria per far conoscere un’opera».
Perché proprio Natalia Ginzburg?
«La storia comincia quando Bruno Gambarotta, nel presentare uno dei miei libri, paragonò il mio stile a quello della Ginzburg. Per me fu una sorpresa, magnifica e inaspettata. Con tutte le dovute differenze di grandezza e influenza, sentii che in effetti molte analogie e parallelismi accomunavano me e la scrittrice, sebbene quest’ultima non comparisse nelle influenze letterarie che solitamente elencavo. Entrambe però parlavamo di relazioni familiari, rapporti tra persone, panorami cittadini. Come me Natalia visse l’infanzia e l’adolescenza a Torino, ma in un tempo più difficile (gli anni della guerra). Suo marito venne torturato e ucciso, lei visse l’emarginazione, il disagio. Molti luoghi accomunano le nostre vite. Io crebbi nel quartiere di San Salvario, a Torino. Il medico di mia nonna era lo stesso di Natalia. Infine, ricorre il centenario della nascita della scrittrice. Tutti elementi che mi hanno fatto propendere per il racconto della sua opera».
Biografie che si intrecciano in modi imprevisti.
«E non solo. Anche a livello “filosofico” mi sento attratta dall’opera di Natalia. In Lessico famigliare la scrittrice presenta un concetto a lei molto caro nell’introduzione del libro: sostiene che i personaggi e gli eventi della trama sono reali, e allo stesso tempo nega questa affermazione sostenendo che non lo sono. Si tratta di un’apparente contraddizione, in verità indice di una filosofia. Ovvero che la memoria modifica il reale, che la realtà è sempre una rappresentazione della realtà e non esiste in modo oggettivo. Il ricordo è la mia elaborazione di ciò che è vero. Mi sento letteralmente ossessionata da questa tematica».
Parlando del mondo di oggi. È ancora possibile vivere scrivendo?
«Esistono possibilità, anche se sovente è necessario per gli artisti fare altri lavori per guadagnare da vivere. In ogni caso credo che l’instabilità e l’incertezza siano condizioni necessarie o comunque “favorevoli” all’innescarsi della creatività. È difficile che un artista abbia una stabilità assoluta. Si passano periodi difficili e altri più tranquilli. Nel mondo di oggi, dove sovente “pensare troppo” è considerato un problema, può tuttavia risultare molto difficile vivere attraverso la produzione artistica che non ha una specifica vocazione commerciale».
Matteo Viberti

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