Nel consiglio comunale di questa sera si discuterà anche di Ttip

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Il consigliere albese del Movimento 5 stelle Ivano Martinetti in un comizio elettorale.

ALBA Contro il Ttip il Movimento 5 Stelle albese scende in campo, presentando al Consiglio comunale un Ordine del giorno firmato da Ivano Martinetti e dal consigliere di Rinnovamento civico Sebastiano Cavalli. Spiega Martinetti:

“Il Ttip è un progetto finalizzato a rimuovere quelli che le grandi multinazionali ora vedono come ostacoli: i diritti dei lavoratori e i regolamenti che difendono l’ambiente, la salute e la privacy. Da molti mesi numerosi movimenti di cittadini hanno levato la loro voce contro il trattato, raccogliendo milioni di firme. Recentemente Francia e Germania hanno espresso forte preoccupazione sui problemi che il Ttip produrrebbe all’economia europea. Anche molte realtà locali, come il Comune di Cuneo, hanno già espresso le proprie riserve.

Come M5s, che sin dall’inizio si batte contro le storture del trattato, avevamo già presentato in Consiglio comunale una mozione allora respinta dai gruppi di maggioranza. Ora ripresentiamo un’analoga proposta, nella speranza che tutti i gruppi consiliari abbiano preso coscienza degli impatti che il Ttip costituirebbe per l’economia del nostro territorio, specie nei settori dell’agroindustriale e delle piccole e medie imprese del territorio. L’obiettivo dell’Ordine del giorno è favorire la consapevolezza, sollecitare le istituzioni affinché si oppongano e facciano sentire la propria voce”.

Matteo Viberti

Se la Philipp Morris denunciasse l’Italia: gli scheletri nell’armadio del Ttip

Le sigle possono celare, nascondere e confondere. Gli acronimi diventare elemento di depistaggio e distrazione dal vero. Ma il Ttip, Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, sembra fonte di allerta e di stimolo al non cadere in trappola, dato che la sua entrata in vigore potrebbe cambiare ogni quotidianità.

Un accordo di libero scambio tra Europa e Usa, con l’obiettivo di facilitare il transito di merci.

In pratica verrebbero abbattute le barriere non tariffarie (dunque abbassati gli standard di sicurezza e controllo sulla qualità, in modo che le merci americane possano entrare nei supermercati europei con maggiore facilità) ed eliminando i dazi doganali.

Per comprendere la differenza tra gli standard normativi tra il paese di Obama e l’Ue è sufficiente pensare come le sostanze proibite oltreoceano nel campo cosmetico siano soltanto 11, in Europa oltre 1.100. Sul fronte del cibo, invece, la piccola industria agroalimentare locale potrebbe subire un pesante colpo: la serialità e l’industrialità dei prodotti americani ferirebbero in modo forse letale l’artigianalità italiana.

Inoltre il trattato attribuirebbe alle multinazionali un immenso potere, tra cui quello di citare in giudizio gli stati che agiscono contro il loro interesse.

Esempio recente è quello della Philip Morris, che ha denunciato l’Uruguay a causa dell’applicazione della campagna di prevenzione contro il fumo di sigaretta.

Gli Stati europei – Francia in testa – sono sempre meno convinti dell’utilità dell’accordo di libero scambio, ma per il momento non cambia il mandato dei negoziatori (commissari europei le cui pratiche rimangono relativamente inaccessibili persino agli europarlamentari) che passeranno la prossima settimana a Bruxelles per il 14esimo round di trattative.

Matteo Viberti

 

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