Viaggio tra i vini più alti del mondo

Viaggio tra i vini più alti del mondo

ENOLOGIA  I territori vitati extraeuropei sono indubbiamente una realtà emergente sul piano internazionale. Pensiamo alla crescita e al successo dei vini cileni o neozelandesi sui mercati di tutto il mondo. Solamente 25 anni fa erano quasi sconosciuti al grande pubblico. Inoltre, l’effetto-serra con il conseguente riscaldamento globale, rende sempre più interessante la coltivazione della vite ad altitudini impensabili sino a un decennio fa. Un clima freddo temperato sicuramente garantisce una migliore maturazione dell’uva, con vini più profumati e di miglior complessità gustativa.

Queste considerazioni nascono al termine di un interessante viaggio di alcuni albesi fra le vigne e i vini della Colombia. I partecipanti erano Angelo Berbotto, Antonello Capello ed Elio Sabena, ovvero un enologo, un sommelier e un appassionato di trekking e di vino. Al gruppo si è aggiunto Eugenio Seletto, un mancato enologo che dal 1974 vive in Venezuela.

I vigneti colombiani sono poco estesi e concentrati soprattutto nel dipartimento di Boyaca, a circa 200 km a nord-est di Bogotà. I vigneti si trovano tra i 1.800 e i 2.500 metri; sono tra i più alti del mondo. La zona presenta una buona luminosità e scarse precipitazioni; per questo motivo si consente l’irrigazione. I vitigni coltivati sono Cabernet Sauvignon, Merlot, Sauvignon Blanc e Chardonnay, oltre a rari vitigni minori. Le viti sono coltivate ad alberello, sull’esempio spagnolo, anche se nei nuovi impianti emerge ormai la spalliera, per facilitare la meccanizzazione di alcune pratiche colturali. Non si fanno molti trattamenti antiparassitari. Il clima poco piovoso non è favorevole alle crittogame.

La produzione in vigneto non è elevata; circa 40 quintali per ettaro, mentre è alta la densità dei ceppi: 12mila per ettaro. La temperatura media presenta una forte escursione: 5 gradi di notte e 25 di giorno. Interessante il ciclo vegetativo della vite, che dura solo 8 mesi contro i 12 dell’emisfero nord. Di fatto sono possibili 3 vendemmie ogni 2 anni.

Il gruppo albese ha potuto visitare la più importante cantina colombiana, Vinedo ain karin (dal nome arabo Ain karin che significa vigna). Possiede 10 ettari di vigneto e la produzione è di circa 100mila bottiglie. I vini sono di ottima qualità: ne fanno fede i premi internazionali ottenuti come il Concours mondial de Bruxelles e l’International challenge. L’affinamento dei rossi avviene in piccoli fusti di rovere americano per la durata di 12 mesi. All’assaggio i tecnici albesi hanno riscontrato nei vini bianchi eleganti profumi e ottimo equilibrio, mentre per i rossi emergono colori intensi o strutture di grande profilo.

Il mercato del vino in Colombia è in crescita e per soddisfare la crescente domanda, la Colombia si ritrova a importare molto vino. Nelle grandi città sono presenti enoteche e wine bar, si svolgono corsi di degustazione e nei ristoranti crescono le bottiglie presenti sul tavolo. I prezzi sono ancora un po’ alti, ma il vino si abbina al meglio alla cucina andina.

Il mercato colombiano rappresenta una concreta possibilità per gli esportatori italiani. A oggi non sono presenti molti vini prodotti nel nostro Paese: prevalgono i toscani e siciliani, mentre è scarsa la presenza dei vini piemontesi.

Lorenzo Tablino

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