Per adesso è un’annata incostante

Per adesso è un'annata incostante

VITICOLTURA La vendemmia 2016 è di là da venire, ma cominciano ad arrivare le prime domande rispetto al livello qualitativo di quest’annata. Oggi non possiamo essere esaurienti; saremmo degli indovini. Possiamo però tracciare alcune considerazioni sul clima che ha finora caratterizzato il 2016 e cercare di fare qualche valutazione sul percorso vegeto-produttivo della vite.

È quasi superfluo dire che la situazione climatica di questi ultimi anni ha segnato qualche cambiamento rispetto al recente passato. Soprattutto è chiaro che le varie situazioni atmosferiche si stanno manifestando in maniera sempre più eclatante, procurando effetti spesso anche devastanti sulle coltivazioni.

L’alternanza delle stagioni. Passando in rassegna il susseguirsi delle stagioni, possiamo dare loro una valutazione schematica: l’inverno è stato mite e povero di precipitazioni. I primi due mesi dell’anno sono stati caratterizzati da un clima sostanzialmente secco. Le prime piogge (o in qualche caso nevicate) si sono avute a fine febbraio. In quel momento, i tecnici calcolavano che nel terreno ci fosse il 50% delle riserve idriche che solitamente sono presenti in quel periodo. La primavera è stata tendenzialmente più fresca del solito, con parecchie piogge concentrate soprattutto ad aprile e maggio. In particolare, a maggio non è scoppiata la solita “caldera” e questo ha favorito uno sviluppo vegetativo più rallentato rispetto ad esempio al 2015.

L’estate è l’emblema dell’incostanza. I primi caldi si sono verificati dopo il 20 giugno (in pratica nella settimana di san Giovanni), ma non hanno mai avuto una durata molto prolungata: al massimo 5-7 giorni di caldo in crescita e poi arriva il temporale, con o senza precipitazioni, che provoca una brusca caduta di temperature. Anche il mese di luglio si è concluso così. Emblematico è l’esempio dei temporali del 26 e 27 luglio.

Le malattie. Per il momento, dal punto di vista fitosanitario, il 2016 non è stato un anno complicato. A parte le possibili eccezioni, fino al 20 di giugno i problemi di peronospora e oidio sono stati limitati. La settimana di san Giovanni, invece, ha segnato un brusco innalzamento dei rischi anche a causa delle temperature in netto incremento. L’oidio ha dato noia soprattutto sui vitigni più sensibili, in particolare il Moscato, con alcune situazioni che hanno richiesto interventi anche drastici. Il capitolo grandine è sempre il solito: colpisce in modo casuale.

Le prospettive. A fronte di questa situazione, certo non possiamo oggi dire se l’annata 2016 sarà grande, oppure di qualità contenuta. Ciò che siamo in grado di dire con tranquillità è che non sarà certamente un’annata precoce. Tenendo conto dei gradi calore per giorno, quest’anno siamo in netto declino rispetto al 2015, circa 200 gradi/giorno in meno. Traducendoli in giornate di maturazione, potrebbero mancare all’appello 14-15 giorni di lavoro della pianta per pareggiare l’anno passato.

Non parleremmo, però neanche di annata tardiva. Attualmente, possiamo riferire di un’annata normale, una delle tante che nel passato erano consuete. Volendo essere pragmatici, potremmo ipotizzare che la raccolta delle uve possa iniziare ai primi di settembre e terminare oltre la metà di ottobre. Sempre che non si verifichino nell’immediato futuro rivoluzioni climatiche tali da cambiare drasticamente la situazione. Ci auguriamo di no.

Giancarlo Montaldo

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