Grave degrado nella parte vecchia del cimitero di Alba

Grave degrado nella parte vecchia del cimitero

LA DENUNCIA Di una città ci sono zone sacre, la cui incuria colpisce non soltanto la sensibilità estetica, ma quella morale. In questi casi il sentimento collettivo si unisce ed evoca l’intervento della politica. Così, un gruppo di cittadini – che si sono rivolti a Gazzetta la scorsa settimana – sembrano costringere l’Amministrazione di Maurizio Marello a inserire un’inedita priorità in agenda. Secondo gli albesi, che preferiscono rimanere anonimi, l’intera zona vecchia del cimitero vive una brutta situazione di degrado.

Spiega una signora: «Nella parte più antica del camposanto non si contano gli escrementi di piccione, i calcinacci che si staccano dai muri e le infiltrazioni idriche, per non parlare della sporcizia e della scarsa igiene. Un esempio, sebbene accaduto qualche anno fa, mi pare esemplificativo dello sfacelo. Ho visto una scala appoggiata alla parete dei loculi. Per curiosità sono salita e ho guardato dentro alla celletta, che non conteneva bare: c’erano fogli di giornale e i resti di un giaciglio».

A prescindere dalle ragioni che possono obbligare un senzatetto alla sola opzione del camposanto per trovare un luogo in cui passare la notte, la donna fa osservare come la parte vecchia del cimitero risulti, oltre che degradata esteticamente, anche pericolosa: «Se qualcuno si sentisse male nel corridoio sotterraneo, nessuno se ne accorgerebbe e non ci sarebbe modo alcuno di contattare i soccorsi». Conclude l’albese: «Ovviamente, al lato pragmatico della questione si aggiunge quello affettivo. Il cimitero è un luogo importante per molte persone e la cura dei suoi locali dovrebbe essere doverosa e prioritaria nel calendario della politica cittadina».

L’assessore ai lavori pubblici Alberto Gatto replica alle segnalazioni: «Non ero a conoscenza della situazione descritta. Come accade con ogni problema sollevato dai cittadini, provvederemo a verificare lo stato dell’area ed eventualmente a predisporre decisivi piani d’intervento».

Marco Giuliano

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