Ombre dal fondo, documentario sul ritorno di Quirico in Siria

Ombre dal fondo, documentario sul ritorno di Quirico in Siria

MOSTRA DI VENEZIA «È come se fossi vissuto cinque mesi su Marte». Furono queste le prime parole che Domenico Quirico, inviato della Stampa nella guerra in Siria, pronunciò appena sbarcato a Ciampino, l’8 settembre 2013, dopo 152 giorni di prigionia in un carcere jihadista. Da allora Quirico, uno dei più esperti inviati di guerra italiani, ha raccontato la sua terribile esperienza in diverse occasioni, articoli e pubblicazioni, è diventato ospite fisso delle trasmissioni dedicate alla questione irrisolta del conflitto siriano e, soprattutto, non ha smesso di fare l’inviato di guerra.

All’ultima Mostra di Venezia, il giorno prima della premiazione e delle sciocche polemiche seguite alla vittoria di The woman who left del filippino Lav Diaz, è stato presentato un film che racconta la vicenda di Quirico: Ombre dal fondo, della regista e giornalista Paola Piacenza.
Un viaggio con lo stesso inviato alla ricerca della cella dove è stato tenuto prigioniero e, soprattutto, alla ricerca di ciò che ancora resta – per l’uomo prima ancora che per il giornalista – di quei terribili giorni di paura e solitudine. Piacenza accompagna Quirico in un percorso di testimonianza, lo segue su altri fronti di guerra (ad esempio, quello russo-ucraino), si avvicina progressivamente ai luoghi dove, come dice Quirico, «tutto è cominciato e tutto è finito».

Tradito dal suo interprete, venduto a un gruppo di jihadisti nel momento in cui la resistenza al regime di Bashar Ad Assad si tingeva di estremismo religioso, Quirico ha visto in pochi giorni un gruppo di amici trasformarsi in nemici e la sua vita diventare un dialogo quotidiano con la morte. «Voglio tornare», dice ancora nel film, «perché non c’è viaggio senza ritorno e il mio ritorno non è casa, il mio ritorno è lì».

Oggi che il jihadismo e la guerra in Siria sono i grandi, incurabili mali dell’Occidente, l’esperienza di Quirico può ancora aiutare a capire un fenomeno e un conflitto per noi incomprensibili. Ed è quello che prova a fare anche Piacenza con il suo film, utilizzando anche materiale d’archivio e facendo partecipare lo spettatore all’esperienza dell’inviato di guerra.

r.m.

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