Cattolici e media in conflitto? Se ne parla con il Vescovo

Il "Tweet del Vescovo" Marco Brunetti per domenica 13 novembre

L’INCONTRO
Stasera, monsignor Brunetti presenta il messaggio per la Giornata sui media
Il tema che il Papa ha proposto alla riflessione di tutti per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è “«Non temere, perché io sono con te» (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”.

La 51a Giornata mondiale si celebra nella festività dell’Ascensione (28 maggio), ma di solito il messaggio papale viene anticipato al 24 gennaio, memoria del santo patrono dei giornalisti, Francesco di Sales, e la ricorrenza è l’occasione per tutti i pastori di incontrare gli operatori della comunicazione sul territorio. Così stasera, martedì 24 gennaio, monsignor Brunetti, alle ore 18, incontra quanti vogliono riflettere sul delicato problema della comunicazione alla luce delle indicazioni del Pontefice.

Papa Francesco ci ha abituati a uno sguardo positivo sulla realtà, addirittura donandoci un’esortazione apostolica dal titolo eloquente Evangelii gaudium. I cristiani, pertanto, in nome e sulla base della “Lieta notizia”, sono chiamati a operare e comunicare sempre in modo positivo, promuovendo ciò che è «vero, nobile, giusto e puro» (Fil 4,8), senza chiudere gli occhi davanti ai problemi. Un facile accostamento dei mass media alla politica, farebbe pensare che entrambi i due mondi sono malati, poco credibili e pertanto da evitare. È vero che spesso si presentano così, ma l’azione del cristiano deve tradursi in impegno perché sia la politica sia l’informazione siano al servizio dell’uomo e non per dominarlo. Ancor di più, proprio per reagire a un certo tipo di informazione che punta al sensazionale (sesso, soldi, successo), occorre che i cristiani puntino a fare un’informazione equilibrata e rispettosa delle persone, senza ideologie, interessi o pregiudizi che la inquinino.

Il 3 giugno 2017, Gazzetta compie 135 anni. All’origine del nostro settimanale, come di tutti i settimanali diocesani nati a fine ’800, c’era e c’è l’idea che poi il beato Giacomo Alberione tradurrà in un principio per tutta la Famiglia paolina da lui fondata: opporre stampa a stampa, se la gente non va in chiesa, andarla a trovare in casa con i nuovi strumenti di comunicazione sociale che proprio agli albori del ’900 andavano prendendo piede. Ogni epoca ha le sue crisi e i suoi slanci missionari. E anche per il nuovo Millennio, in cui si parla di comunicazione digitale e di “post-verità”, forse bisognerebbe interrogarsi (l’Alberione lo farebbe di sicuro) su come farci portatori della “Lieta notizia” agli uomini di oggi. Tutti possiamo e dobbiamo porci la domanda, ma in modo particolare chi nella Chiesa e nella società civile ha delle responsabilità.

g.t.

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