Alla riscoperta dei vitigni autoctoni del Piemonte

Alla riscoperta dei vitigni autoctoni del Piemonte

CANALE Indigena è il nome del progetto finalizzato a promuovere i vitigni autoctoni del Piemonte. L’idea è di Ian D’Agata, direttore creativo del progetto vino di Collisioni, e ha ottenuto il supporto dell’Assessorato regionale all’agricoltura. Non poteva che nascere in Italia un progetto così, vista la ricchezza ampelografica del nostro Paese: l’Italia ha il più alto numero di vitigni autoctoni al mondo e da sola supera la varietà di denominazioni di Francia, Grecia e Spagna insieme.

Per capire meglio l’iniziativa, abbiamo incontrato Ian D’Agata, sviluppando con lui un’analisi a 360 gradi. Ciò che ha mosso il progetto, spiega, è stata la «consapevolezza che in Italia esistono 400 varietà di uve da vino registrate e identificate – molte altre aspettano di esserlo–, e la considerazione che questi vitigni autoctoni sono soltanto nostri, caratterizzano la realtà italiana proprio come il Colosseo o la Torre di Pisa».

Quali sono gli obiettivi di Indigena?

«Valorizzare i vini da vitigno autoctono e non solo quelli già noti e apprezzati. Penso al Grignolino astigiano o casalese o alla Malvasia di Castelnuovo Don Bosco o alle varie Freisa. Non è giusto, e forse nemmeno intelligente, trascurarli. Possono stare sulle tavole del mondo meglio di tanti Chardonnay e Cabernet Sauvignon italiani francamente discutibili».

Quale potrebbe essere il ruolo dei produttori e dei loro consorzi?

«Indigena cercherà di far capire a tutti che ci sono esperti, persone anche influenti, che non hanno dimenticato questi vitigni e i loro vini e che vogliono parlarne, scriverne, premiarli. Dal canto loro, i produttori debbono convincersi che quello sui vitigni autoctoni è un investimento che vale la pena fare. Il loro impegno non resterà lettera morta».

Il consumatore è pronto a riservare un’attenzione speciale ai vitigni autoctoni?

«Assolutamente sì. La Malvasia moscata, per esempio, non la conosce nessuno, ma se l’assaggi ti rendi subito conto che è un bel vino e che il vitigno da cui nasce non merita di sparire. Lo stesso discorso vale per molti ottimi Grignolino del Monferrato casalese o Freisa di Chieri o d’Asti. Sono vini che possono far breccia nell’animo di tanti consumatori internazionali, specialmente i wine lover 30-40enni, curiosi e a caccia di nuove scoperte».

Il nuovo testo unico del vino dedica uno spazio specifico ai vitigni autoctoni. Può dare un contributo alla loro valorizzazione?

«È giusto che la nuova legge sul vino lo affermi. Si tratta di un intervento generale che fissa alcuni paletti tipo la coltivazione in zone limitate; è una bella cosa, ma bisogna fare di più».

Su quali iniziative farà leva il progetto Indigena?

«Innanzitutto, su moltissime visite a cantine e territori con esperti di vino internazionalmente riconosciuti e degustazioni aperte anche al pubblico, ma soprattutto con la presenza di esperti stranieri che è il marchio di fabbrica di Collisioni».

Le idee ci sono, lo stile anche. Ian D’Agata conosce il mondo del vino e anche quello del consumo. Certamente, grazie a lui, questo progetto darà un contributo fondamentale per la valorizzazione anche di quelle zone e quelle viticolture che finora sono rimaste nell’ombra, lontane dai riflettori. Da dicembre 2016, alcune iniziative sono già state organizzate nel Monferrato astigiano e in quello casalese, nell’alto Piemonte e nel Roero. E altre attendono.

Giancarlo Montaldo

 

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