Martinetti: «La politica è responsabile della piaga del gioco d’azzardo»

Bra ribadisce il suo no al gioco d'azzardo

ALBA Il consigliere pentastellato Ivano Martinetti è stato il primo, nel 2014, a chiedere la nascita di un tavolo comunale sul gioco d’azzardo patologico facendo una battaglia contro slot machine e videopoker. Una crociata durata fino all’introduzione nel marzo 2016 del regolamento e un mese dopo della legge regionale per il contrasto delle ludopatie. Il grillino ha partecipato al convegno del 10 febbraio, organizzato dalla Città di Alba, dall’Asl Cn2, dalla Diocesi di Alba e dal Consorzio socio-assistenziale per discutere di un fenomeno che nel 2016, ha raggiunto un giro d’affari record di 95 miliardi, il 4,4 del Pil, poco meno di quanto gli italiani spendono per mangiare.

Ivano Martinetti, Movimento 5 stelle
Ivano Martinetti, Movimento 5 stelle

Martinetti, cosa l’ha convinta della serata?

«Ritengo nel complesso si sia trattato di un’iniziativa lodevole che andrà ripetuta in futuro. Ho apprezzato gli interventi non politici, in modo particolare, nonostante io non sia un cattolico praticante, le parole del Vescovo di Alba. Marco Brunetti ha parlato a braccio facendo capire al pubblico quanto il tema del gioco d’azzardo patologico sia un argomento che gli sta a cuore. Sua Eccellenza ha sottolineato come il gioco rappresenti una dimensione unica ed essenziale nelle esperienze personali, affettive e sociali degli uomini. Definire gioco il dedicarsi alle slot è infangare la parola stessa secondo il Vescovo. Condivido questo pensiero».

Cosa invece non le è piaciuto?

«Non ho apprezzato gli interventi politici dell’europarlamentare Alberto Cirio e dell’onorevole Giovanni Monchiero. Ragionamenti troppo generici, arrendevoli. Non basta dire che siamo così nel dna perché lo scriveva Fenoglio, dare la colpa alla globalizzazione o a un iter burocratico parlamentare troppo tortuoso. La politica non solo è responsabile di questa piaga, ma ne è complice, le leggi non le hanno fatte i gestori delle sale».

Leggi che fino al 2016 hanno permesso il prosperare delle macchinette…

«Grazie a queste leggi siamo il primo paese in Europa e il terzo nel mondo per giro d’affari dell’azzardo. I politici sembrano ignorare che il 47 per cento dei giocatori sono indigenti, siamo passati dai 14 miliardi del 2001 ai 95 del 2016».

Con i regolamenti comunali e la legge regionale pensa sia cambiato qualcosa?                 

«La legge regionale, sotto la spinta del Movimento 5 stelle, ha dato uno strumento importante ai comuni. Se è stato possibile non aprire una sala giochi in via Roma e una sala scommesse il corso Europa è grazie a questi provvedimenti. Non bastano, perché serve una normativa nazionale. A Roma, dove si è permesso nel corso degli anni alle multinazionali dell’azzardo di fare affari miliardari con una tassazione bassissima condonando una multa da 98 miliardi di euro».

Però lo Stato ci guadagna…

«Anche questo è da vedere, sicuramente guadagnano alcuni politici che hanno aiutato l’invasione delle macchinette. Alla fine della fiera il gioco d’azzardo costa allo stato oltre 8 miliardi di euro per la cura delle patologie legate al gioco e ne rende meno di 10 in tasse. A questo va aggiunto un costo sociale inestimabile. Sono contento che questi dati siano emersi durante la serata e ringrazio i promotori, con la speranza che di gioco d’azzardo patologico si parli sempre più».

Marcello Pasquero

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