Matteo Caccia ha portato al Sociale la storia di un antieroe

Matteo Caccia ha portato al Sociale la storia di un antieroe

INTERVISTA

Matteo Caccia nasce a Novara nel 1975. È un attore teatrale, diplomato all’Accademia dei filodrammatici di Milano, e conduttore radiofonico italiano. Nel 2006 debutta con lo spettacolo da lui scritto e interpretato La maglia nera, che narra la storia di Luigi Malabrocca. Un supereroe al contrario, ultimo degli ultimi. Una storia vera che si gioca nel Giro d’Italia a cavallo di una bicicletta.

La maglia nera è stato messo in scena venerdì 3 febbraio  al teatro sociale Giorgio Busca, con musiche originali eseguite dal vivo da Nicola Negrini, riscuotendo un notevole successo tra il pubblico albese.

Abbiamo posto alcune domande a Matteo Caccia.
Chi era Luigi Malabrocca?
«Luigi era un ciclista italiano che nell’immediato dopoguerra gareggiava nel Giro d’Italia. Mentre tutti combattevano per arrivare primi, lui conquistò il favore del pubblico perché arrivava sempre ultimo. Indossava la maglia nera invece che la maglia rosa. Nulla di inventato: la storia è reale. Conobbi di persona Malabrocca. È sempre stato una sorta di supereroe all’inverso. Sapeva attirare le simpatie della gente, che vedeva in lui un personaggio fragile ma determinato: ogni volta si impegnava al massimo, ma in definitiva continuava ad arrivare in fondo alla classifica».

Perché, secondo lei, le persone amavano questo particolare personaggio?
«Credo per identificazione. In quegli anni l’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale. Nella fallimentare determinazione di Malabrocca gli italiani percepivano loro stessi, la rappresentazione di un dramma collettivo. Per questo lo amavano tanto. Almeno credo».

Quali sensazioni ha avuto quando ha conosciuto di persona Malabrocca?
«La prima cosa che mi mostrò furono le coppe che aveva vinto. In particolare quella del campionato di ciclismo campestre, che dopo il Giro d’Italia lo vide trionfatore. Fu anche questa capacità di riscatto che rese Malabrocca un personaggio leggendario. Compresi che il fallimento e il vissuto di vergogna erano pesanti anche per lui. Come tutti, teneva a mostrare il suo lato di successo. Non certo quello di perdente».

Perché arrivava sempre per ultimo?
«Il segreto ha in verità una semplice soluzione: perché la gente, una volta che Luigi arrivava al traguardo, gli regalava prosciutti, bottiglie di vino, vestiti. E infiniti altri regali. Lui li portava a casa per poi rivenderli: faceva molti più soldi in questo modo che tentando di arrivare primo. Dunque sceglieva intenzionalmente di conquistare la maglia nera».

Una storia al limite del reale che lo spettacolo La maglia nera ha ben raccontato.

Matteo Viberti

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