Millennial generation, i giovani sono più poveri dei nonni

Millennial generation, i giovani sono più poveri dei nonni

IL RAPPORTO / 1  Sulla strada che congiunge località San Cassiano alla tangenziale, uscendo da Alba, c’è una macchina parcheggiata su una piazzola sterrata. È una piccola, sgangherata Fiat degli anni Novanta. Sul tetto dell’automobile un cartello bianco formato da due parti appoggiate una contro l’altra, a forma di piramide, dice, quasi grida: «Cerco lavoro».

«Cerco lavoro», scritta sul tetto di un’auto

Segue un numero di cellulare. Dentro la vettura dorme un uomo. È dicembre e deve far freddo a vivere così. Nessuno degli automobilisti si ferma: non sappiamo da quanto tempo l’uomo stazioni in quel luogo, impegnato in una forma di pubblicità che racconta una storia più grande di lui. È la pubblicità di sé stesso e del proprio vivere precario, del proprio smarrirsi nella complessità di un mondo competitivo e iniquo nel suo sottrarre o concedere. Ma nessuno ascolta la sua storia.

Gli under 35 guadagna il 15 per cento in meno della media

In fondo, è proprio la condizione di precarietà raccontata dal cinquantesimo rapporto Censis (Centro studi investimenti sociali) sulla situazione del Paese, appena presentato a Roma. Dall’analisi emerge la condizione di sofferenza delle giovani generazioni: chi ha meno di 35 anni ha un reddito più basso del 15% rispetto alla media della popolazione italiana e una ricchezza inferiore del 41,1. Invece, la ricchezza degli anziani è superiore dell’84,7 per cento rispetto ai livelli del 1991. I padri hanno vissuto periodi di prosperità – fatto che ha permesso investimenti e risparmio – i giovani scelte politiche “sottrattive” e austerità.

Sempre meno operai, artigiani e contadini

L’impasse però non riguarda solo i giovani: in generale diminuiscono le “figure intermedie esecutive”: crescono le professioni non qualificate (+9,6% tra il 2011 e il 2015) e gli addetti alle vendite e ai servizi personali (più 7,5%). Si riduce invece il numero di operai, artigiani, agricoltori. Il lavoro costa meno, ma questa riduzione non favorisce la domanda. Il ceto medio dunque si impoverisce e i cosiddetti millennials (i giovani che esordiscono nel lavoro dopo gli anni 2000) appaiono impegnati in impieghi dalla produttività bassa, limitati nel tempo e ognuno per conto proprio. Uno scenario quasi apocalittico, dove ognuno rappresenta una molecola impegnata a sopravvivere per sé stessa, senza creare reti o dinamiche di classe. L’immagine di San Cassiano sembra rappresentare pure ad Alba una generazione in bilico, che raccoglie i frammenti di ciò che un tempo era un coeso vivere sociale.

Matteo Viberti

Con il termine generazione Y, conosciuta anche come millennial generation, generation next o net generation, si definiscono i giovani del nuovo millennio. Chiamati anche millennials o echo boomers, sono nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000 nel mondo occidentale.

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