Un milione quelli che in Italia soffrono di ludopatia

Bra ribadisce il suo no al gioco d'azzardo

ALBA È partita dall’Ufficio di pastorale della salute della diocesi di Alba, guidato da don Domenico Bertorello l’iniziativa sul tema della ludopatia, il gioco d’azzardo patologico, che ha coinvolto numerosi partner, a partire dalla fondazione Banca d’Alba, la cooperativa sociale Cento torri ed Egea.
Sabato 4 febbraio la sede Banca d’Alba di via Cavour 4 ha ospitato un convegno scientifico Ecm intitolato “Il gioco d’azzardo patologico (Gap): quando il gioco diventa malattia”, patrocinato da Città di Alba, Asl Cn2, diocesi di Alba e consorzio socio-assistenziale Alba Langhe Roero.

Un confronto

Venerdì 10, alla sera, al palazzo Mostre e congressi, sarà in programma un incontro aperto a tutti, per un confronto con gli esperti, il vescovo di Alba Marco Brunetti, l’onorevole Giovanni Monchiero e il parlamentare europeo Alberto Cirio, guidato dal giornalista Gianmario Ricciardi.
«L’iniziativa è nata dalla necessità di formazione e sensibilizzazione su un fenomeno che in Italia nel 2016 ha raggiunto un giro d’affari record di 95 miliardi, il 4,4 per cento del Pil, poco meno di quanto gli italiani spendono per mangiare. Dei 30 milioni di italiani che si concede ogni anno, almeno una volta, il gusto dell’azzardo legale, un milione di loro appartiene alla schiera dei giocatori patologici che andrebbero curati», spiega lo psichiatra Piero Prandi, che fa parte della consulta della pastorale della salute diocesana.
«D’altra parte, negli ultimi dieci anni in Italia vi è stato un significativo incremento dell’offerta di gioco d’azzardo a bassa soglia di accesso, con una variabile aggiuntiva, adottata per ragioni di mercato e opportunità: il gioco d’azzardo non è stato proposto con il suo nome, ma è stato abilmente travestito da attività ludica, in modo da attenuare la consapevolezza dei cittadini», conclude lo psichiatra.
Cosa fa la Regione. «Molti Comuni hanno iniziato ad adottare misure per limitare il gioco d’azzardo grazie alla nuova legge regionale, che fornisce un riferimento legale in caso di ricorsi. E al contempo, le Asl stanno rafforzando il proprio lavoro di prevenzione e di cura sul territorio». L’assessore alla sanità Antonio Saitta ha usato queste parole per tracciare un primo bilancio dell’attuazione della legge contro la ludopatia approvata dalla Regione la scorsa primavera, con l’obiettivo di contrastare il gioco d’azzardo patologico e la proliferazione delle sale nelle vicinanze di luoghi come scuole e ospedali.
A oggi il Piemonte eroga 100 milioni di euro l’anno per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle dipendenze. In ogni Asl c’è un’équipe dedicata alla prevenzione e alla presa in carico di persone con questa patologia: nel 2016 i servizi delle dipendenze hanno curato quasi 1.400 pazienti.
La legge di stabilità 2016 ha disposto un finanziamento per il Piemonte di 3,7 milioni di euro per un piano organico triennale con il compito di coordinare tutti gli interventi in materia.
«Questi fondi sono stati messi a disposizione solo il 16 novembre», ha aggiunto l’assessore. «Per questa ragione abbiamo atteso prima di strutturare il piano, ma ora siamo pronti a partire».
L’intenzione della Giunta regionale è di costruire un piano integrato che contempli le azioni previste dalla legge e coinvolga Comuni, Prefetture, Questure, Agenzia dei Monopoli, Camere di commercio, Confcommercio e trasporto pubblico. A breve tutti i soggetti interessati verranno convocati.

a.r.

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