Con Paolo Tibaldi approfondiamo il significato del termine piemontese “Lajeu”

Abitare il Piemontese: con Paolo Tibaldi impariamo il significato di "Suagné"

Lajeu: Ramarro, lucertolone

Chi non prova piacere svernando come una lucertola sotto il mite sole primaverile, reduce da un inverno poco indulgente? Eccoci con la parola della settimana: “Lajeu”. Le varietà linguistiche permettono a questa parola di essere pronunciata in differenti modi a seconda della zona territoriale: lajeul, ajeul, lisardon (dove la “o” si legge sempre “u”)…  ma stiamo parlando del medesimo animale: il ramarro, noto anche come lucertolone. Bisogna fare attenzione a non confonderlo con la parente salamandra, conosciuta in piemontese come “slestȓ”.

Il nome scientifico è lacerta viridis ed appartiene alla famiglia dei lacertidi; la forma del corpo è quella tipica delle classiche lucertole, le dimensioni sono però maggiori: Nei maschi, il dorso è di pigmento verde brillante; nelle femmine è più scuro e presenta da due a quattro striature longitudinali di colore chiaro. Nel periodo degli amori, la gola dei maschi diventa azzurra. Questi ultimi si distinguono inoltre dalle femmine per le dimensioni della testa (più grossa) e per una maggiore larghezza alla base della coda.

Di questo animale, amante appunto del sole e delle calde temperature, se ne fa citazione nella commedia piemontese “Ciarlatàn” ambientata in un ristorante, dove un cliente piuttosto sbalordito dall’ambiguo menù del giorno, chiede ai sofisticatissimi camerieri, se i colombi al forno siano farciti addirittura con ramarri.

C’è chi li ama tanto da tenerne in casa, certo che tenga lontane le serpi, e chi invece ne ha profondo ribrezzo alla sola vista, manifestandolo con l’emissione di suoni gutturali pseudo-isterici seguiti da una corsetta ed una spassosissima smorfia. Come riporta giustamente il prezioso Vocabolario illustrato Rastlèiȓe a cura di S. Viberti e P. Culasso, si può giudicare “lajeu” una persona un po’ sciocca; mentre tra i modi di dire, per indicare un’arrabbiatura rude, si dice “esse verd paid ën lajeu” (essere verdi come un ramarro).

Paolo Tibaldi

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