Cinque produttori di Montelupo Albese puntano al rilancio del Dolcetto

Le gelate tardive creano allarme per l'uva e la frutta 1

MONTELUPO ALBESE Il Dolcetto d’Alba è un vino di ampie produzioni. La zona di origine mette insieme 37 Comuni, con situazioni ambientali molto differenti per tipo di suolo e altitudine. Ci sono aree dove il Dolcetto d’Alba è un prodotto complementare, che beneficia del traino di altri vini, ma ce sono altre dove in questi anni ha sofferto dell’appannamento che ha interessato l’intera produzione.

Un caso del genere è quello di Montelupo Albese, dove l’altitudine sale sopra la media della zona e il Dolcetto ha un posto di privilegio. Un po’ per tradizione, un po’ per la convinzione dei suoi interpreti. Ancora oggi, dei 90 ettari coltivati a vite, il 70% è dedicato al Dolcetto. Negli ultimi anni il valore troppo basso delle uve e dei vini ha rischiato di far disamorare i coltivatori e portarli a estirpare le vigne a favore del nocciolo. Così, cinque piccoli produttori hanno deciso di cercare soluzioni positive ai problemi: i fratelli Brangero della cantina Oriolo, Claudio Giachino, Giorgio Sobrero, Marco Destefanis e Raffaella Marello sono usciti allo scoperto per dare alle uve e ai vini del Dolcetto di Montelupo il valore che potevano meritare. Hanno cominciato, anche grazie a qualche positiva collaborazione, a guardare all’esterno, a proporre i loro vini in varie degustazioni con appassionati e giornalisti e il lavoro sta portando risultati concreti.

Il Dolcetto d’Alba di Montelupo Albese è un vino che merita attenzione. La collocazione del paese a un’altitudine sui 500 metri e anche oltre determina un equilibrio speciale tra alcol e acidità e questo permette di produrre un Dolcetto con una spiccata fragranza, un’alcolicità mai esagerata e una decisa capacità di resistere al tempo. Fondamentale è stata la scelta di questo gruppo spontaneo di produttori di rivolgersi direttamente al consumatore finale, un lavoro che prosegue tuttora con l’organizzazione di piccoli eventi, in un dialogo stretto con produttori, ristoratori e agriturismi. La speciale sinergia tra varie categorie professionali ha dato vita a un evento primaverile che ha portato in tavola, accanto alla cucina di territorio, i vini di Montelupo dell’ultima vendemmia.

Per dare un senso compiuto allo sviluppo, da alcuni anni gli stessi produttori seguono anche il protocollo di protezione ambientale The green experience, promosso dalla Coldiretti, che prevede il contenimento degli agrofarmaci.

Giancarlo Montaldo

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