Con la ricerca la cura del cancro ha un futuro

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ALBA È stato ospite della delegazione albese della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, Alberto Bardelli: brillante docente dell’Università di Torino, in forza all’istituto di Candiolo, è stato nominato nell’autunno 2016 presidente della European association for cancer research (Eacr), la più importante associazione europea di ricercatori in oncologia (europea, per altro, solo nel nome, essendo nata in Europa nel 1968: oggi conta oltre 10mila ricercatori in 101 Paesi del mondo).
Nell’ottobre dello scorso anno, Bardelli, unico italiano, ha vinto il premio “Grant for oncology innovation” per la sua ricerca, condotta a Candiolo, sulla “Eterogeneità ed evoluzione clonale come opportunità terapeutica per i tumori del colon-retto”; soprattutto Bardelli è conosciuto per aver sviluppato la tecnica della “biopsia liquida”, che con un prelievo di sangue permette di studiare le alterazioni genetiche dei tumori e su queste disegnare le terapie personalizzate.

Sentiamo spesso di grandi progressi nella cura del cancro, ma quante di queste scoperte sono già entrate nella pratica clinica?
«La diagnosi e la terapia dei tumori è cambiata completamente quando il nostro genoma è stato sequenziato: la principale ricaduta è la medicina personalizzata, che le donne che hanno il tumore al seno conoscono ormai bene perché hanno una terapia specializzata. Adesso si fa lo stesso per alcuni tumori del polmone e del colon, e soprattutto riusciamo a diagnosticare il tumore o nel tessuto o nel sangue con la biopsia liquida in modo efficace. Quando e come questo diventerà pratica clinica? Beh, lo è già, per i pazienti che scelgono di affidarsi a una sperimentazione, per esempio, come facciamo a Candiolo».
Quanto ci vorrà perché tutti ne possano usufruire?
«La diagnosi del tumore al polmone fatta attraverso biopsia liquida è già un protocollo delle anatomie patologiche. Credo che in cinque anni sia ragionevole che la biopsia liquida diventi una pratica molto più diffusa e capillare».
Lei è un “cervello di ritorno” in Italia: quale consiglio può dare a chi desidera seguire le sue orme?
«La mia famiglia è di Sant’Antonio di Guarene. Ho studiato a Torino e poi ho fatto tre anni a Londra e sei negli Stati Uniti; la mia famiglia mi ha seguito e uno dei nostri figli è nato lì. Per me è stato importantissimo, ma è stato altrettanto importante rientrare e quindi consiglio ai giovani di fare un periodo all’estero ma di pensare a questo come il loro punto di ritorno perché, altrimenti, snaturiamo quella che è una formazione che si fa ancora benissimo qui in Italia. Noi li aspettiamo: è, questo, anche uno degli obiettivi che mi pongo e una delle ragioni per cui ho accettato l’impegno come presidente dell’Eacr».
Il nostro Paese ha quindi ancora un ruolo importante nella ricerca?
«L’Italia ha un ruolo centrale nella ricerca nel momento in cui persone come quelle che ci sono in questa stanza donano per fare ricerca. Noi riceviamo fondi dall’Unione europea ma soprattutto dai tantissimi donatori che sostengono l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro e soprattutto l’istituto di Candiolo, la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, che devo ringraziare».
Il presidente della delegazione albese della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro è Giovanni Porta, supportato in loco da una dozzina di volontari. È possibile sostenere la fondazione donando il 5 per mille, con l’inserimento del codice fiscale 975.190.700.11 nella dichiarazione dei redditi.

a.r.

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