Scopriamo il significato del termine “Scapadacà” con Paolo Tibaldi

Impariamo il significato di "Giandoja" con Paolo Tibaldi

ABITARE IL PIEMONTESE 

Scapadacà: Scappato di casa, scapestrato, malconcio, trasandato

C’è chi dice “scapà da cà” (scappato di casa) e chi dice “scàpa da cà” (scappa di casa!): è il caso della parola di questa settimana che, da tre parole ben distinte, a lungo andare si è trasformata in un’unica parola, sfiorando così la figura retorica dell’antonomasia: scapadacà. Questo sta ad indicare quanto il piemontese sia una lingua viva, a scapito di chi lo compianga con nostalgica adorazione della cenere.

Quante volte, da bambini o adolescenti ce lo si sente dire da genitori premurosi che tenevano alla dignità e ci facevano notare quanto sarebbe stato opportuno curarsi in maniera più decorosa, rispetto alla discutibile improvvisazione stilistica appena tentata? “Beica che stat, te më smìj në scapadacà” (Guarda in che stato sei, sembri uno scappato di casa). Infatti “scapadacà” (indifferente al maschile e al femminile) va proprio ad essere un giudizio verso qualcuno di non particolarmente curato, con un aspetto poco raccomandabile, dal portamento piuttosto sprovveduto o un abbigliamento indossato senza troppi accorgimenti: tutte situazioni che riportano alla similitudine di qualcuno che pare proprio scappato di casa, magari di fretta e chissà perché. Si può dire che quello di oggi, sia il contrario di un termine proposto qualche settimana fa: “suagnà” (curato, attento). Come tutti sappiamo, però, l’abito non fa il monaco. Anzi, il diavolo veste Prada.

Lo stesso discorso dell’unione di parole, vale per un’altra espressione piemontese, certamente più rara di quella di oggi, ma dalle origini ancora più antiche; il cosiddetto “sicutera”! Anch’esso aggettivo che suona come un giudizio, va ad indicare qualcuno di piuttosto lento o noioso nelle azioni, nella loquela; qualcuno insomma che quando deve raccontare o spiegarsi, parte sempre dalla notte dei tempi.

E perché si dice proprio “sicutera”? Quando la S. Messa era celebrata ancora in lingua latina (fino al 1965), ad un certo punto della celebrazione veniva pronunciata questa frase: sicut erat in principio (…) – com’era nel principio (…). E così, da allora, le persone che impiegano una vita a fare o dire qualcosa, vennero battezzate “sicutera”, per significare una lentezza che fa pensare addirittura al principio del mondo, ad Adamo ed Eva, ai secoli dei secoli. S-lì o ȓ’è pròpi ën sicutera (Quello lì è proprio un sicutera).

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