Colpì al collo la madre, ma secondo la difesa non voleva uccidere

Al via il processo al ceresolese accusato di truffa a 130 lavoratori bengalesi

ASTI Si è chiuso lunedì il “rito abbreviato” con cui P.S., ex commerciante di 51 anni di Benevello, è a giudizio per il tentato omicidio della madre, ferita con un coltello al collo nella  notte del 18 settembre scorso.

L’uomo, che qualche anno fa aveva avuto un ictus con conseguenze invalidanti, aveva accoltellato la donna, nel suo letto, con un fendente, probabilmente, come sostengono anche diverse perizie, in uno stato di semi-incoscienza o sonnambulismo.

Durante l’ultima udienza è stato sentito, come aveva chiesto la difesa dell’imputato rappresentata dall’avvocato Roberto Ponzio, il dotto Francesco Romanazzi, primario di Medicina legale dell’AslCn2.

Il medico, come aveva già riferito in una memoria, aveva visitato la donna una decina di giorni dopo il ferimento: quella ferita di arma da taglio, seppur inferta con un coltello grande e potenzialmente molto pericoloso, non aveva profondità tale da uccidere e non sarebbe  stata inferta con forza o particolare accanimento.

Non secondo l’accusa, però, rappresentata dal pubblico ministero Simona Macciò che durante il controesame ha rilevato come secondo i referti dell’ospedale quel taglio vicino alla giugulare poteva essere letale. La discussione è stata rinviata al prossimo 7 novembre: obiettivo della difesa è quello di far considerare al giudice, Marco Dovesi, una derubricazione del reato a lesioni gravi.

L’altro giorno,in aula, è stato anche chiesto al perito nominato dal tribunale, lo psichiatra Guglielmo Occhionero un approfondimento sulla pericolosità sociale dell’imputato al fine di valutare quali misure preventive adottare nei suoi confronti in vista della scadenza della libertà vigilata che attualmente ne prevede il ricovero e il trattamento in una struttura specializzata nel trattamento di pazienti psichiatrici a San Maurizio Canavese.

Ea

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