Duecento anni della ricostituzione della Diocesi: l’omelia di mons. Nosiglia e il saluto del vescovo Brunetti

Duecento anni della ricostituzione della Diocesi: l’omelia di mons. Nosiglia 3

ALBA Giovedì 10 agosto, alle 20-30, l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha presieduto la celebrazione nel duomo di Alba, per ricordare i 200 anni della ricostituzione della diocesi albese dopo la soppressione del periodo napoleonico (1803-1817), quando  Alba per 14 anni fu annessa alla diocesi di Asti. Assieme a Nosiglia e al vescovo di Alba mons. Marco Brunetto, hanno concelebrato il cardinale Severino Poletto e mons. Edoardo Aldo Cerrato (vescovo di Ivrea), i vescovi emeriti di Alba mons. Sebastiano Dho e mons. Giacomo Lanzetti, mons. Cristiano Bodo (vescovo di Saluzzo), il vescovo emerito di Pinerolo mons. Pier Giorgio Debernardi, mons. Luciano Pacomio (vescovo di Mondovì), mons. Marco Arnolfo (arcivescovo metropolita di Vercelli), mons. Giuseppe Guerini (vescovo emerito di Saluzzo) e mons. Pier Giorgio Micchiardi (vescovo di Acqui Terme).

Già il 17 luglio è stato celebrato un convegno che ha approfondito l’evento storico con i rivolgimenti politici e sociali provocati dal ciclone napoleonico, le conseguenze di quella soppressione e la successiva rinascita della diocesi nei suoi attuali confini.

Inoltre una mostra con pannelli e documenti è stata allestita nella cappella di San Teobaldo in duomo e rimarrà aperta fino al 17 settembre.

Il 10 agosto ricorre la festa del santo patrono di Alba, il diacono e martire san Lorenzo, cui è dedicata la cattedrale. Ed è stato scelto questo giorno per solennizzare la ricorrenza dei 200 anni della Chiesa locale, ricostituita nella nuova configurazione che vede l’annessione di molte parrocchie della sinistra Tanaro. Per l’occasione sono stati infatti invitati i vescovi della regione e le autorità cittadine, in particolare di quei Comuni del Roero che sono stati annessi alla diocesi.

Il saluto del Vescovo di Alba, mons. Marco Brunetti in apertura della funzione per i 200 anni di ricostituzione della Diocesi

Carissimi fedeli tutti della nostra cara Diocesi di Alba,
siamo convocati oggi in questa nostra Cattedrale come Chiesa dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo per celebrare insieme la festa del nostro Santo Patrono San Lorenzo, Diacono e Martire.

Associamo quest’anno a questa solenne celebrazione la commemorazione dei 200 anni della ricostituzione della nostra Diocesi, dopo la soppressione Napoleonica, avvenuta per volontà di Papa Pio VII nel 1817. In quell’occasione passammo sotto la Metropolia di Torino, ragione per cui ringrazio il nostro Metropolita Mons. Cesare Nosiglia l’Arcivescovo di Torino per aver accolto l’invito a presiedere questa solenne Eucarestia.

Saluto anche con fraterno affetto Sua Eminenza il Cardinale Severino Poletto e gli altri confratelli Vescovi che sono qui presenti e partecipano a questo momento di festa per la nostra Chiesa Locale. Un saluto particolare ai sacerdoti e ai diaconi del nostro presbiterio che estendo ai religiosi e religiose e alle comunità claustrali delle Domenicane e Sacramentine.

Duecento anni orsono il territorio della nostra Diocesi mutò, acquisendo molti comuni del Roero e cedendo parte dei territori dell’Alta Langa, assumendo così una configurazione nuova. Saluto tutte le autorità civili e militari presenti in rappresentanza dei rispettivi paesi e anche i diversi Cori che hanno unito qui le loro energie spirituali per lodare e benedire il Signore.

Celebrare il Bicentenario sia l’occasione per vedere la presenza di Dio nella nostra storia e ci proietti con slancio verso il futuro desiderosi di annunciare con fede il Vangelo obbedienti alle parole di Gesù: “Andate in tutto il mondo è predicate il Vangelo ad ogni creatura “.

Il diacono Lorenzo ci invita a privilegiare i poveri pertanto le offerte raccolte in questa celebrazione andranno a sostenere la prossima apertura dell’Emporio Solidale “Madre Teresa di Calcutta”- Grazie.

L’omelia pronunciata dall’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia.

Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di condividere con il vostro vescovo e tutta la Chiesa locale di Alba questo momento di festa nel giorno del patrono della cattedrale, per ricordare un evento che segna la storia della vostra diocesi nel 200° anniversario di rifondazione dopo la sua soppressione in epoca napoleonica.

Anzitutto, guardiamo a san Lorenzo, per imparare da lui due scelte complementari che caratterizzano la sua vita e il suo compito impegnativo nella Chiesa.Lorenzo esercitava il diaconato a Roma,un ministero voluto dalla comunità e a servizio della comunità e dei suoi membri più bisognosi, i poveri.Seguendo l’invito dell’Apostolo Paolo, il diacono Lorenzo ha seminato con larghezza il suo amore e la sua concreta azione di fraterna solidarietà,largheggiando nel dare ai poveri della comunità quanto avevano bisogno.Per questo, la sua giustizia dura in eterno e noi lo onoriamo come un testimone che ci insegna a non anteporre – come Chiesa e come singoli cristiani – il nostro tornaconto a quello dei fratelli più in difficoltà, offrendo loro beni materiali e sostegni finanziari, ma donando anche e con gioia noi stessi e il nostro tempo con generosità, come fosse un investimento prezioso da cui sappiamo di trarre un frutto per noi stessi e la nostra comunità.

L’opzione privilegiata per i poveri è sempre stata una delle vie di condivisione più concrete e attuate con il massimo impegno da parte delle nostre Chiese e di tante realtà ecclesiali che sono nate proprio per questo scopo.Papa Francesco, nella Evangeliigaudium, afferma (cfr. nn. 197ss.) chei poveri sono i nostri maestri e per questo li amiamo di tutto cuore e non li utilizziamo per altri fini d’interesse personale o sociale.Solo se c’è una vicinanza e prossimità reale e concreta, si può accompagnarli nel loro cammino di liberazione, così che si sentano nella Chiesa come a casa loro.Un punto determinante da superare è il puro e semplice assistenzialismo, che non permette di salvaguardare la dignità di ogni persona e la lascia nel suo stato di bisogno e quindi di dover sempre dipendere dagli altri.La ragione che guida la Chiesa nel servire i poveri va oltre l’assistenza o la filantropia e si radica nel Vangelo dell’amore di Cristo. Non dimentichiamo, inoltre,il principio guida del Concilio Vaticano II, secondo cui non si può dare per carità ciò che è dovuto per giustizia.

Parole programmatiche per le nostre Chiese e comunità e che partono dal comando del Signore secondo cui ogni uomo è prossimo, è mio fratello, e in lui il Signore è presente, in particolare quando il fratello è nel bisogno.Da questo proviene un ammonimento che è da prendere in seria considerazione, perché resta ancora un obiettivo da raggiungere e consolidare: quello di rendere tutta la comunità soggetto responsabile di questo compito verso i poveri, che ne qualifica la evangelizzazione e la testimonianza  nel mondo di oggi.Il ricordo che sta al centro della nostra celebrazione richiama alla vostra diocesi – come a tutte le nostre Chiese locali – questo obiettivo, da perseguire con cura.Ogni ministero come quello di san Lorenzo e ogni servizio che si svolge verso e con i poveri, da parte di tante realtà ecclesiali e volontari, deve radicarsi nel tessuto vitale e sacramentale  della comunità in quanto tale, che può incaricare,ma non delegare ad alcuno, quello che gli è proprio e rappresenta il cuore stesso della sua vita e della sua missione.Per questo,Papa Francesco insiste nel dire che tutto il popolo di Dio – e quindi ogni battezzato – è soggetto attivo e responsabile di evangelizzazione dei poveri.

L’altro aspetto proprio della vita e della testimonianza di san Lorenzo è il martirio.Egli non ha amato la sua vita più della sua fede in Cristo e non si è tirato indietro difronte ai pericoli e alle minacce che ha ricevuto, molto pesanti e dolorose. Per questa sua fedeltà fino all’estremo sacrificio della vita terrena, ha meritato quella celeste: chi odia la sua vita in questo mondo, ci ha detto il Vangelo, la conserverà per la vita eterna. Chi fa della propria vita un servizio e segue Cristo fino al martirio avrà il suo posto accanto al Signore per sempre e il Padre lo onorerà.

Credo che questo tema del dare la vita si coniughi anche con l’impegno di guardare alla Chiesa – e per voi, oggi, alla vostra, dunque – in una prospettiva di dono e di uscita da se stessi, per portare  il Vangelo nella città dell’uomo e nelle periferie esistenziali di ogni persona, vicina o lontana che sia, e lì viverlo andando anche controcorrente, perché il Vangelo è comunque rivoluzionario e cambia radicalmente l’esistenza di chi lo accoglie, ma anche l’ambiente di vita e la società in cui vieneannunciato. È dunque alternativo per sua natura ad ogni chiusura in cerchi ristretti di riferimento culturale, comunitario o sociale e ad ogni potere che voglia edulcorarlo o asservirlo ai propri fini.

A Firenze,al Convegno nazionale della CEI sul nuovo umanesimo,Papa Francesco ha dichiarato di coltivare un sogno per la Chiesa che è in Italia e per ogni sua diocesi:di fronte al mondo sempre più scristianizzato di oggi, di non limitarsi a fare le sentinelle che, rimanendo dentro la fortezza, osservano dall’alto ciò che accade attorno, bensì di coltivare l’attitudine degli esploratori che si espongono, si mettono in gioco in prima persona, correndo il rischio di incidentarsi e di sporcarsi le mani e i piedi.Meglio una Chiesa incidentata e sporca che una tutta bella e pulita perché ha paura di uscire sulle strade polverose del mondo, insieme alla gente che le percorre ogni giorno.Lì occorre tenere vivo il fuoco del Vangelo, quel fuoco che è capace, oggi come sempre, di illuminare la strada verso l’autentica umanizzazione.

Una Chiesa “in uscita” è però anche una Chiesa dalle porte aperte. Non ci viene richiesto di inventarci cose nuove, ma di condividere maggiormente e dal di dentro il vissuto normale della gente,per ascoltare e accompagnare con pazienza, guardare negli occhi e a volte anche rallentare il passo per non perdere nessuno, aprire le braccia della misericordia a chi ci cerca o si fa trovare.Insomma, quello che conta è dunque stabilire relazioni personalizzate e camminare insieme secondo passi consoni alle possibilità concrete di ogni persona.In tutto questo dev’esserci un centro vivo,un motore attornocui far ruotare ogni impegno e ogni servizio pastorale: Gesù Cristo morto e risorto, il suo annuncio e la sua testimonianza. San Lorenzo ha avuto questo centro,l’ha amato e mai se ne è privato, fino ad accettare la morte, pur di non rinunciare a considerarlo il tutto della sua stessa vita.

Cari amici,
i tempi turbolenti in cui Napoleone soppresse la vostra diocesi sono un ricordo doloroso del passato; quelli gioiosi della ricostituzione ci indicano una grande verità da non dimenticare mai: niente nella storia della Chiesa è inutile o frutto del caso, tutto è Provvidenza di Dio che guida la sua Chiesa e sa alla fine scrivere dritto anche sulle righe storte degli uomini.Il Signore ama la vostra Chiesa e l’ha sostenuta con segni forti e carichi di benevolenza e questo amore non è certo venuto meno negli anni della sua soppressione, ma anzi è stato la garanzia che ne ha determinato poi  la ripresa spirituale e pastorale, ancora più forte e ricca di bene rispetto al passato. Questo ci deve rendere riconoscenti e insegnarci a non temere mai anche oggi,di fronte a una situazione in cui spesso – e anche a ragione, magari – sottolineiamo le difficoltà più che le cose positive.

Ricordiamo e facciamo nostro l’atteggiamento di san Giovanni XXIII all’inizio del Concilio: «devo risolutamente dissentire da tanti profeti di sventura che annunciano sempre il peggio per la Chiesa e i nostri tempi e non sanno scorgere i segni del mondo nuovo che per opera di Dio sta nascendo» (cfr. «Discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II», 1962, 4,2-4).Cosa che ci conferma anche Papa Francesco, quando ci invita a considerare i problemi, che ci assillano come Chiesa e come cristiani, ele opportunità, nella certezza che il regno di Dio cresce anche in mezzo ai rovi e alle spine e il Vangelo risponde, oggi come in passato, alle istanze più vere e profonde del cuore di ogni uomo. Occorre crederci fermamente e ritornare all’essenziale, tralasciando tanti orpelli e bagagli inutili che rallentano il cammino del rinnovamento che lo Spirito ci spinge a compiere insieme come comunità.

Il domani è nelle mani del Signore e non nelle nostre, ma certo tocca a noi oggi, memori di quanto il passato ci ha insegnato, guardare avanti con fiducia e speranza e operare con lo stesso coraggio e determinazione di san Lorenzo: è questo il volano positivo che dobbiamo attivare con  grande fede e fiducia e camminando insieme,uniti – voi tutti sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose e laici – sotto la guida del vostro vescovo e in piena comunione con Papa Francesco, per annunciare e vivere la gioia del Vangelo.

(Alba, Cattedrale, 10 agosto 2017)

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