Il giro del gioco d’azzardo vale ad Alba 70 milioni l’anno

Bra ribadisce il suo no al gioco d'azzardo

ALBA Sessantanove milioni e mezzo (69.305.769) di euro circa. È questa la cifra esorbitante che gli albesi si sono giocati in slot (18.013.179 euro) e videolottery (51.292.590 euro) nel 2015. Dividendo il totale per i 31.437 residenti otteniamo una raccolta pro capite di 2.204 euro spesi in gioco, neonati e anziani compresi.

Per capire la portata di questa cifra basti dire che ogni cittadino nel 2015 ha pagato 623 euro di tasse comunali.

Se siete facilmente impressionabili vi consigliamo di non proseguire nella lettura dei dati dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, richiesti dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle Giorgio Bertola e comunicati a Gazzetta d’Alba. Se avete deciso di proseguire vi avvertiamo che a livello nazionale e regionale la raccolta da slot e videolottery rappresenta una cifra tra il 45 e il 50% del giocato, a cui vanno aggiunti Gratta e vinci, lotterie, Superenalotto, Lotto, scommesse, gioco on-line e chi più ne ha più ne metta.

Possiamo quindi ipotizzare che il totale del denaro giocato nel territorio albese superi i cento milioni di euro e che, anzi, possa avvicinarsi ad almeno 150 milioni. Tanto per avere un riferimento concreto, si pensi che per completare i due lotti della nuova scuola media del quartiere Moretta il Comune ha dovuto attendere decenni e poi, di recente, attingere alle sanzioni amministrative e al recupero dell’evasione fiscale: si tratta di 5,5 milioni di euro in tutto.

Nel cassetto delle opere incompiute rimangono però ad Alba il terzo ponte sul Tanaro (12 milioni di euro per la competenza del Municipio), che potrebbe risolvere molti dei problemi di traffico albesi, la cosiddetta “corda molle” (3,5 milioni di euro), il collegamento tra la “rotonda della vigna” e corso Europa (un milione) o la variante di corso Canale (2-3 milioni), per non parlare della della tangenziale Est, che sembra ormai fantascienza.

Queste opere, pur vitali, sono giudicate troppo onerose: impossibile completarle in tempi brevi con il fondo cassa del Comune. Eppure, che cosa si sarebbe potuto fare con più di 100 milioni di euro andati in gioco?

IL CASO ALBESE

Fissiamo una cifra: 2.204 euro giocati in media per ogni albese da 0 a 105 anni. In nessuna città piemontese (con più di 30mila abitanti) la media pro capite è così elevata. Si registrano infatti poco più di mille euro per ogni piemontese e “soli” 768 euro per ogni abitante della provincia Granda. Alba triplica la media cuneese e doppia quella piemontese.

Ed ecco i numeri: nella città del tartufo bianco in un anno sono stati 18.013.179 gli euro giocati nelle 238 slot machine, 13.387.685 le vincite e 4.625.493 euro i ricavi dei gestori. Le 66 videolottery installate in città hanno visto giocate per 51.292.590 euro, vincite per 44.946.309 e ricavi per 6.346.281 euro. Le giocate complessive sono state pari a 69.305.769 euro.

BRA E LA GRANDA

Per capire l’entità di questa cifra basti confrontarla con quella di una città con un numero di abitanti molto simile: Bra, dove nel 2015 tra slot e Vlt sono stati giocati 20.558.301 euro, registrando una media di 691 euro per ogni abitante.

Il confronto è impietoso anche rispetto ai capoluoghi di provincia piemontesi. Ogni abitante di Cuneo ha giocato 1.269 euro in slot e Vlt, 1.682 euro per ogni alessandrino e “appena” 928 euro per ogni torinese.

La situazione non migliora molto attraversando il Tanaro o dirigendosi verso le Langhe, pur se è emblematico l’esempio di Castagnito dove, grazie alla presenza di un locale con slot e Vlt, sono stati giocati nel 2015 ben 30 milioni di euro con la media di spesa pro capite (in questo caso i pendolari del gioco rappresentano sicuramente una buona fetta della torta e la suddivisione per abitante non è rappresentativa) più alta di tutto il Piemonte, pari a 14.323 euro per ogni castagnitese.

A Castagnito si gioca infatti più della metà della cifra totale di tutto il Roero, pari a 51.292.000 euro. Nelle Langhe la raccolta raggiunge invece i 25,5 milioni di euro. Cifre che aggiunte al giocato ad Alba e Bra portano la raccolta da slot e videolottery a 166.536.000 euro, con un ricavo per l’industria del gioco di 25,5 milioni di euro.

Marcello Pasquero

«Penso alle esistenze distrutte»

Il giro del gioco d’azzardo vale ad Alba 70 milioni l’anno

Fin dall’insediamento nella diocesi di Alba il vescovo Marco Brunetti ha dimostrato una particolare attenzione alle ludopatie, tanto da farsi promotore, con il responsabile della Pastorale della salute don Domenico Bertorello, di un incontro sul tema, tenutosi nei mesi scorsi. Durante l’incontro il vescovo non ha lesinato parole di dura condanna nei confronti dell’industria del gioco d’azzardo.

Brunetti, oltre 69 milioni di euro giocati nel 2015 nel Comune di Alba a slot e videolottery, 166 milioni di euro tra Langhe e Roero: sono numeri sorprendenti (anche se Alba ha sempre manifestato la sua affezione al gioco).

Che cosa ne pensa?

«Sono dati drammatici, che fotografano un disagio sociale profondo. Più che ai soldi giocati penso alle vite e alle troppe famiglie distrutte dal gioco d’azzardo patologico e non posso che essere preoccupato».

Durante il convegno sulle ludopatie tenutosi lo scorso febbraio lei ha attaccato fortemente la concezione dell’azzardo.

«Il gioco rappresenta una dimensione essenziale nelle esperienze personali, affettive e sociali degli uomini. Definire gioco il dedicarsi alle slot o alle videolottery è infangare il termine, il gioco è ben altro».

Che cosa cercano nelle macchinette i ludopatici?

«Nella maggior parte dei casi cercano una soluzione ai propri problemi, ma non capiscono che così facendo peggiorano ulteriormente la loro situazione. Le ludopatie sono malattie e come tali devono essere trattate, anche se spesso risultano meno evidenti rispetto ad altre. Per questo è fondamentale che le famiglie dei ludopatici non si sentano sole e che trovino una porta aperta nelle nostre parrocchie».

È difficile pensare a soluzioni chiare, quando il primo biscazziere è lo Stato che guadagna sul gioco.

«Lo Stato guadagna denaro – in realtà poco, perché la cura delle ludopatie comporta una spesa elevata – ma perde dal punto di vista umano, quello più importante, nei confronti dei propri cittadini. Penso che nessuna cifra valga abbastanza quando c’è in ballo la salute di oltre un milione di ludopatici e delle loro famiglie».

Che può fare la diocesi?

«Deve fare squadra, lavorando per la prevenzione, che è e resta la migliore cura contro il gioco d’azzardo patologico. La Pastorale della salute continuerà a operare per prevenire le ludopatie, ma anche per non lasciare solo chi si trova nelle sabbie mobili del gioco. I parroci devono, invece, essere attenti a percepire le difficoltà dei loro parrocchiani. Ora più che mai il nostro compito è stare vicino a chi soffre, disposti ad aprire il nostro cuore a chi pensa di aver perso tutto e di essere rimasto solo».

m.p.

Dicembre, il mese spartiacque

La legge regionale per il contrasto alle ludopatie, approvata nell’aprile 2016 dalla Regione Piemonte, ha fissato al primo dicembre 2017 una data spartiacque.

«In questo momento scadranno i 18 mesi di ponte decisi dalla normativa, che prevede severi distanziamenti dai punti sensibili per l’installazione di nuovi apparecchi e per il rinnovo delle concessioni già esistenti», spiega il consigliere pentastellato Ivano Martinetti, il quale ha dichiarato battaglia al gioco d’azzardo patologico fin dall’inizio dell’attuale consigliatura, nel 2014.

La legge prevede una distanza di 300 metri da una serie di attività economiche e sociali per i Comuni fino a cinquemila abitanti e fissa invece la soglia a 500 metri per gli altri. Vista la capillarità dei luoghi – bancomat, scuole, istituti di culto, ospedali, centri giovanili – è facile pensare che sarà veramente complicato trovare zone adatte per installare nuove macchinette e che la licenza di pochissime di quelle installate potrà essere rinnovata. Più lungo appare invece il percorso che coinvolge le videolottery, per cui è previsto l’adeguamento alla normativa entro 36 mesi, quindi non prima dell’aprile 2019. Secondo Agipronews il numero di apparecchi calerà, entro il 30 aprile 2018, da 29mila a 19mila.

BLOCCATE DUE SALE

La legge regionale ha offerto, nel primo anno dall’entrata in vigore, la possibilità ai sindaci di limitare l’orario di accensione delle macchinette (dall’una alle 11 nel caso di Alba), ma soprattutto l’opportunità di impedire l’apertura in città di due sale gioco: in via Roma e in corso Europa (Gazzetta ne ha parlato in modo approfondito nei mesi scorsi). Nulla da fare invece per la recente apertura di una sala scommesse in corso Bra, perché la normativa è applicabile solo agli apparecchi elettronici.

FARE DI PIÙ

«Molto è stato fatto in Piemonte, l’unica regione in cui la raccolta dal gioco d’azzardo nel 2016 non è cresciuta, molto resta ancora da fare, specie a livello comunale», commenta il consigliere Martinetti, che aggiunge: «È giusto lavorare per limitare il numero degli apparecchi, ma occorre che i Comuni facciano di più. Le attività che rinunciano all’introito del gioco devono essere premiate con importanti sgravi fiscali, come avviene in molti centri, tra cui la città di Torino. Proibire il gioco sarebbe controproducente, ma come amministratori dobbiamo fare il possibile per arginare le ludopatie, ormai diventate una piaga sociale».

m.p.

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