Acqua: al gestore pubblico servono 150 milioni. Dispersi 500 litri al secondo

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ALBA Il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Carlo Bo critica il sindaco Maurizio Marello che ha dichiarato a Gazzetta d’Alba di essere favorevole a un gestore interamente pubblico per il servizio idrico integrato.

«Mi sembra un’affermazione riduttiva e, in tutta onestà, dal sindaco di Alba mi sarei aspettato qualcosa in più di uno slogan un po’ populista», dice Bo. «L’acqua è, e sarà sempre di più, una risorsa strategica, pertanto ritengo che la scelta del soggetto che la gestirà debba essere ponderata su dati analitici e oggettivi, non su preconcetti ideologici. ù

Stiamo parlando della gestione del ciclo idrico dell’intera provincia di Cuneo: 600mila utenti, con un consumo annuo di 73 milioni di metri cubi d’acqua, 2.300 litri al secondo, con una filiera che va dalla captazione, alla potabilizzazione, fino alla depurazione. Il piano che si sta per approvare prevede investimenti per oltre 700 milioni di euro, circa 23 milioni all’anno fino al 2047; la questione è veramente importante».

Possiamo aspettarci un miglioramento?

«Stando ai dati presentati in commissione, le falle nella rete idrica cuneese, sebbene inferiori alla media nazionale, sono nell’ordine del 20% sul totale erogato, ovvero circa 500 litri al secondo che vengono dispersi prima di raggiungere i rubinetti, per 14 milioni di metri cubi all’anno. Il nuovo soggetto gestore, qualunque esso sia, dovrà garantire un miglioramento di questo dato. La cifra di 700 milioni potrebbe non essere sufficiente, dato che stiamo parlando solo di 38 euro investiti all’anno per ogni abitante. Cifra che, secondo alcuni, comporterà 300 anni per rifare le condotte idriche e 700 per le fognature».

Quindi il piano non sarebbe adeguato?

«L’inadeguatezza del piano di investimenti è stata suffragata anche dall’Amministrazione guidata da Maurizio Marello, dato che ha chiesto integrazioni per circa 6,5 milioni di euro. Considerato che la quota di investimenti prevista per Alba si attesta sui venti milioni, il 3% dell’intero plafond, sono stati richiesti addirittura il 30% in più degli interventi previsti. A oggi l’assemblea dei sindaci ha approvato il documento preliminare. L’iter non è terminato, perché manca la scelta più importante, ovvero la natura del nuovo gestore: pubblico, privato o misto».

Lei cosa sceglierebbe?

«L’unico dato certo è la natura del servizio da erogare, ovvero la gestione integrata del ciclo idrico, il resto è ancora tutto da definire. Se, come sembra, si propenderà per un soggetto interamente pubblico, sarebbe utile conoscere i parametri qualitativi e quantitativi con cui si valuterà l’efficienza del servizio e, a oggi, non siamo nemmeno in grado di dire se sarà mantenuto lo status quo».

È così grave la situazione?

«Tanto per iniziare, all’indomani dell’entrata in vigore del provvedimento, il nuovo soggetto dovrà liquidare gli attuali 12 gestori per una cifra vicina ai 100 milioni di euro, oltre alla prima tranche d’investimenti di circa 23 milioni e a tutti i costi per la gestione ordinaria (personale dipendente, manutenzioni e altri), per un totale che sarà superiore ai 150 milioni di euro. Se il soggetto sarà interamente pubblico, saranno la Provincia e i 250 Comuni dell’Ato 4 a dover garantire la copertura finanziaria. Nonostante sia stato ipotizzato un aumento di circa il 20% della tariffa in pochi anni, che ritengo assolutamente esoso, le risorse potrebbero non bastare. Dubbi che devono essere fugati, prima di prendere una decisione definitiva».

Marcello Pasquero

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