La realtà immaginata nella pittura di Carlo Terzolo

La realtà immaginata nella pittura di Carlo Terzolo

TORINO
Proseguirà fino a sabato 21 aprile la mostra, allestita all’interno dello spazio Don Chisciotte in via della Rocca 37 a Torino, organizzata dalla fondazione Bottari Lattes di Monforte intitolata “Carlo Terzolo, la realtà immaginata”. La mostra sarà visitabile dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. Il pittore, nato nel 1904 a Incisa Scapaccino da una famiglia di agricoltori, studiò pittura all’Accademia albertina di Torino. Dopo un breve soggiorno a Siena, Terzolo fu a Parigi, dove entrò in contatto con la realtà artistica europea. Nel 1928 Terzolo aprì uno studio a Torino e nel 1934 fu invitato alla sua prima Biennale di Venezia. Nel 1950 vinse il primo premio Città di Torino e negli anni allestì numerose esposizioni personali di grande successo. Morì nel 1975. In occasione dell’inaugurazione della mostra abbiamo incontrato Paolo Terzolo, uno dei figli del pittore e organizzatore dell’esposizione insieme al fratello Luca e in collaborazione con Vincenzo Gatti.

Come sarà strutturata la mostra?
«L’esposizione è studiata come un viaggio che punta a mostrare il percorso pittorico di mio padre. I quadri esposti saranno una quindicina, prevalentemente oli su tela: quasi tutte le tele sono state realizzate nell’ultimo periodo di attività di Terzolo, tra gli anni Sessanta e Settanta».

È possibile individuare un tema per descrivere l’esposizione?
«Le tele esposte evidenziano l’attenzione dell’autore verso aspetti concreti, come la quotidianità, gli interni, gli oggetti e le persone, filtrati da un’immaginazione straniante. In generale, mio padre viene ricordato spesso per le rappresentazioni dei paesaggi, ma con questa mostra abbiamo voluto porre l’accento su un aspetto più moderno e internazionale della sua pittura».

Perché avete scelto di collaborare con la fondazione Bottari Lattes per questa mostra?
«Siamo molto legati alla fondazione perché mio padre e Mario Lattes erano grandi amici. La fondazione, inoltre, è proprietaria di una delle opere esposte all’interno del percorso di visita».

Alessia M. Alloesio

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