Il consorzio ora programma il futuro

Il consorzio ora programma il futuro

VINO A poco più di un mese dall’elezione a presidente del consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, abbiamo incontrato Matteo Ascheri per capire i progetti di un organismo così determinante nello sviluppo dei vini albesi, in particolare Barolo e Barbaresco. Per il futuro saranno importanti le scelte, individuali e collettive, che i protagonisti della scena produttiva intraprenderanno. «Penso che le azioni che il consorzio e il mondo produttivo dovranno mettere in campo possano essere di due tipi: da un lato le attività riferite alla gestione delle denominazioni, con attenzione anche alla tutela, dall’altro i progetti per la promozione e la crescita di una chiara identità per ogni prodotto», esordisce Ascheri.

Le fortune di Barolo e Barbaresco hanno ovviamente monopolizzato il colloquio: «La gestione di Barolo e Barbaresco e i loro sviluppi normativi hanno bisogno di rigidità. Il cammino è già tracciato dalle grandi scelte fatte nel passato. Adesso dobbiamo ribadirle con un comportamento coerente, perché l’obiettivo dev’essere quello di incrementare il prezzo medio delle bottiglie dei due vini, non ancora a livelli adeguati», afferma il presidente.

Quanto ai prezzi, quelli dei terreni, in particolare del Barolo, sfiorano la bolla speculativa. «In effetti sono stati toccati livelli esasperati che rischiano di sollecitare gli stimoli peggiori. Molte di queste quotazioni sembrano fatte per gli scoop giornalistici. Nella realtà portano il costo del principale strumento di produzione a livelli non recuperabili se non in molti anni», sottolinea Ascheri.

Mettendo da parte i due grandi vini del Nebbiolo, quale lavoro attende le altre denominazioni?
«Vedo maggiori opportunità di manovra: sono denominazioni più snelle che possono mirare a uno sviluppo più moderno. Nella denominazione Alba c’è da chiarire il ruolo del Nebbiolo d’Alba in rapporto con il Langhe Nebbiolo che sta raccogliendo enormi consensi; poi varrebbe la pena di trovare una soluzione all’area sempre più contratta della Barbera d’Alba e dare maggiori speranze al comparto Dolcetto d’Alba, magari in sinergia con il Langhe Dolcetto. Infine, si dovrà cercare uno sviluppo più solido alla Doc Alba, oggi striminzita come produzione».

Non abbiamo parlato della Doc Langhe. Che futuro pronostica per questa denominazione?
«Langhe è davvero la denominazione del futuro e su questa sarà utile lavorare anche per trovare soluzioni ai problemi di alcuni vini di primo livello. Lo dimostra il grande sviluppo del Langhe Nebbiolo, ma non va dimenticata la potenzialità del Langhe Arneis e bisognerà lavorare di più su due tipologie come Langhe Barbera e Langhe Dolcetto, finora troppo marginali».

Per la promozione a quali progetti state lavorando?
«Per ora, non c’è nulla di definito. In questo comparto come in quello della gestione, saranno i comitati di denominazione a svolgere il ruolo essenziale. In alcuni casi sono già iniziati i confronti e altri cominceranno a breve. L’intento del nuovo Consiglio è fare in modo che ogni denominazione sia più autorevole nel determinare il proprio futuro».

Quale ruolo eserciterà il consorzio come struttura di coordinamento?
«Sta emergendo un orientamento generale ed è la divisione in due parti dei progetti promozionali: da un lato quelli che riguarderanno Barbaresco e Barolo e dall’altro quelli a sostegno degli altri vini. Finora è stato seguito il format del “tutti insieme”, con Barolo e Barbaresco che hanno fatto da traino agli altri vini, ma a quanto pare i risultati non sono stati adeguati alle aspettative. Per questo, ci pare utile cambiare».

Intanto, il Consiglio ha iniziato il suo lavoro, nominando vicepresidenti Aldo Vacca e Nicola Chionetti. Il comitato di presidenza è formato da Matteo Ascheri, Aldo Vacca, Nicola Chionetti, Pietro Ratti, Marina Marcarino, Angelo Negro e Paolo Sartirano.

Giancarlo Montaldo

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