Medicina: diabete sotto controllo con le nuove linee guida

SALUTE  È stata presentate nel maggio scorso la nuova edizione delle linee guida italiane sul diabete, i cosiddetti standard italiani per la cura del diabete, a cura dell’Associazione medici diabetologi (Amd) e della Società italiana di diabetologia (Sid). Con il direttore del servizio di diabetologia ed endocrinologia dell’ASL Cn2 Emanuele Fraticelli abbiamo fatto il punto della situazione e discusso le novità.

Dottor Fraticelli, quante persone hanno il diabete?

«È una patologia talmente diffusa da rappresentare una pandemia: le dimensioni del problema sono enormi. Attualmente ci sono sui 400 milioni di persone con diabete nel mondo, e si stima che nel 2040 arriveremo a 700 milioni. In Italia i pazienti con diabete noto sono poco meno di 4 milioni, oltre a una componente di diabetici non noti stimabile in un milione: in pratica uno ogni 12 residenti, cioè ciascuna famiglia italiana ne ha uno».

Medicina: diabete sotto controllo con le nuove linee guida

Si può fare un identikit del diabetico?

«Il diabete di tipo 1 lascia più il segno dal punto nell’immaginario collettivo: è il caso del ragazzo giovane o del bambino che fa quattro insuline al giorno. La patologia ha lo stesso nome ma è completamente diversa dal diabete dell’adulto: il diabete di tipo 1 ha origine autoimmunitaria e i pazienti sono un numero piuttosto esiguo, intorno allo 0,8-1%. Invece il grosso sono i diabetici sono di tipo 2 che è legato all’età ma soprattutto a obesità, sovrappeso, e molto all’inattività fisica».

Quali le conseguenze?

«Il diabete causa una sorta di premorienza di 7-8 anni, aumentando il rischio di complicanze croniche a livello renale, oculare, cardiovascolare. Noi seguiamo poco meno di 10mila pazienti, di cui la maggior parte di tipo 2: solo 3-400 sono classificati come tipo 1. La maggior parte dei soggetti che afferiscono al nostro Centro sono over 65 (il 65-70%), quindi anziani, con tutto il carico di patologie e difficoltà educative per cui spesso c’è bisogno del supporto di una terza persona».

a.r.

Monitoraggio e nuovi farmaci a disposizione

Spiega Fraticelli: «L’innovazione negli ultimi anni fatto passi da gigante: questa patologia più di altre vede il paziente protagonista, perché ha la possibilità di monitorarne e influenzarne l’esito, con la dieta, la terapia, l’attività motoria. Per quanto riguarda il monitoraggio, oltre ad apparecchi per il controllo della glicemia capillare sempre più veloci e accurati, abbiamo oggi a disposizione metodi di monitoraggio continui come i chip più piccoli di una moneta da due centesimi, già impiantati su 21 persone sul territorio: se si imposta una soglia sono in grado di dare l’allarme consentendo ad esempio di svegliarsi di notte e prendere provvedimenti. Ci sono anche altre possibilità come il “flash monitoring” che permette, grazie alla tecnologia Bluetooth, di ricevere il dato strisciando il glucometro o lo smartphone sulla sede dove è presente un sensore applicato superficialmente.

Per quanto riguarda la terapia, le nuove linee guida hanno posto l’accento sulla sicurezza dei farmaci. L’effetto collaterale tradizionalmente correlato alla terapia è l’ipoglicemia, che dà una serie di sintomi ed è fattore di rischio cardiovascolare soprattutto se pensiamo che può avvenire in un anziano con altre patologie; i nuovi farmaci sono estremamente efficaci nel migliorare il compenso glicemico ma molto più sicuri da questo punto di vista. Inoltre abbiamo la possibilità di utilizzare diverse molecole, da sole o in combinazione, e alcune di esse hanno anche effetti extraglicemici come la protezione cardiovascolare, l’azione sull’obesità, la protezione renale. Questi nuovi farmaci hanno ancora costi maggiori rispetto a quelli più vecchi ma le linee guida indicano che sono da preferire sia in termini di compenso glicemico che di protezione di altri organi. Infine anche per quanto riguarda le insuline si stanno facendo passi avanti, con la possibilità di disegnare le caratteristiche del paziente e trovare il “vestito” giusto”».

a.r.

La parola all’esperto

Dottor Fraticelli, gli ultimi esami del sangue hanno rivelato uno scompenso glicemico non molto grave: come devo comportarmi?

«È importante recarsi a Centri diabetologici come il nostro: anche le nuove linee guida sottolineano che le persone seguite hanno minore mortalità, minore rischio di sviluppare complicanze, un compenso migliore. Sembra ovvio ma ci sono ancora tante paure per la patente, il porto d’armi, il lavoro: molte persone, soprattutto i giovani adulti, non rivelano la patologia con piacere, fanno esami ogni tanto dal medico curante e arrivano al Centro quando sono ormai scompensati. Il consiglio è sia per anche per i medici, di inviare le persone sin dall’esordio ai Centri diabetologici: prima si ottiene un buon compenso, minori saranno le conseguenze».

a.r.

La testimonianza di Francesco, 63 anni, di Alba

«Il mio percorso con la patologia è iniziato nel 2000, facendo gli esami del sangue e trovando la curva glicemica molto alta. Inizialmente mi sono curato con le pastiglie ma dopo qualche anno, in crisi esistenziale, non ho preso farmaci per 7-8 anni. Il diabete se si cura non è un problema ma se non si cura è un dramma; io purtroppo ero arrivato al punto di non andare più neanche dal medico. A seguito di un problema cardiaco venuto fuori nel 2015, conseguente al diabete, ho ripreso a curarmi e sono sotto terapia insulinica: vado avanti con quattro iniezioni per un totale di 54 unità di insulina al giorno. Il diabete porta mille problemi: ho subìto anche l’amputazione di un dito del piede destro. Tenendomi a regime alimentare e seguendo la terapia farmacologica stiamo andando sulla giusta strada ma non bisogna più sgarrare, l’ho provato sulla mia pelle».

a.r.

 

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