Le donne albesi in piazza

Dignità: da piazza Savona al Duomo le manifestanti albesi hanno portato alto questo messaggio, scritto su striscioni e cartelli appesi al collo.

Nessuno si sarebbe aspettato che la mobilitazione nazionale per il rispetto e i diritti femminili di domenica 13 febbraio, intitolata Se non ora quando, avrebbe avuto un simile successo anche ad Alba, più che altro per i tempi ristretti con cui è stata organizzata in città.

Dal palco montato in una piazza Risorgimento gremita di donne, e anche di molti uomini, sono stati letti testimonianze, brani e testi teatrali al fine di esprimere indignazione verso un Paese troppo maschilista; non poteva mancare l’enunciazione dell’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso (…)».

«Ciò che oggi pesa in maniera alquanto allarmante, soprattutto sulle donne più giovani, è la mancanza di un adeguato sostegno all’esercizio di quei diritti di cui nessuno potrebbe più contestare la legittimità», interviene il neonato comitato Se non ora quando di Alba, non senza qualche riferimento allo «stile di vita di chi ci governa» e all’«esercito di giovani donne selezionate per la loro disponibilità a vendersi in cambio di denaro e successo». Ma nessuna bandiera di partito ha offuscato il chiaro messaggio espresso domenica dal corteo. Solo un manifesto, di un apolitico color rosa, recitava: «Abbiamo bisogno di un governo che esalti anche il nostro cervello».

Chiara Cavalleris