Tagli: sotto a chi tocca

Sei letti in meno, temporaneamente, nel reparto di medicina del San Lazzaro, cinque posti in meno nella lungodegenza di Canale e il “bollettino” di guerra potrebbe presto includere il servizio di emodinamica ad Alba o il reparto di pediatria a Bra.

Ogni giorno che passa il blocco delle assunzioni nella sanità pubblica fa sentire i suoi effetti, gli allarmi lanciati dai sindacati si fanno più pressanti ma la Regione non cambia idea sull’equazione “zero assunzioni uguale a risparmi”. Da queste colonne avevamo tracciato il punto della situazione con Roger Davico, portavoce Cisl che ventilava l’ipotesi di forti riduzioni nei servizi offerti vista l’impossibilità di coprire i turni con infermieri, assistenti e medici in organico.

Ora Giovanni La Motta della Uil-Fpl rincara la dose: «La riforma del sistema sanitario regionale, che, comunque, deve seguire un cammino ancora molto lungo prima del passaggio in Consiglio regionale, sta generando malcontento in una realtà, come quella cuneese, che pure attendeva riconoscimenti di altro genere per quanto fatto fino a questo punto».

Il sindacalista fa riferimento alle tante scelte lungimiranti fatte in Granda, dall’ospedale unico che si sta costruendo a Verduno alla riuscita funzione di tre realtà diverse tra loro nell’Asl Cuneo-Mondovì- Savigliano. «Con enormi sacrifici da parte dei lavoratori, dello staff dirigente e sindacale », aggiunge La Motta che sottolinea: «Le ultime decisioni mortificano davvero tutti gli sforzi del passato».

E il blocco delle assunzioni? «Alle notizie negative ne seguono altre sempre del medesimo segno: nessuna nuova assunzione e turn-over ristretto al 50% costringono a ridurre posti letto a Canale e ad Alba. Sinceramente, ci aspettavamo qualcosa di più dall’attuale Esecutivo che governa il Piemonte: nella sanità c’è bisogno di un nuovo progetto pluriennale di governo regionale, deciso e coraggioso e non della solita politica fatta solo di tagli indiscriminati che colpiscono anche quelle realtà che hanno operato in modo oculato».

Piano da bocciare, dunque… «Va gridato con fermezza no a questo modello. Il debito va sanato ma non sulla pelle dei cittadini onesti. Questa realtà è frutto di anni di politica sbagliata, di manager che non hanno saputo gestire, di favoritismi e clientelismi che oggi, però, non possono essere pagati dai lavoratori e dai cittadini, vittime di un sistema di politica distorto. C’è bisogno invece di una politica fatta di interventi mirati, che con precisione “chirurgica” sappia asportare il cancro dello spreco in modo netto, preciso e incisivo».

Qualche suggerimento? «Era lecito attendersi qualcosa di più in termini di controlli mirati e approfonditi sulle consulenze inutili, che varrebbero una cifra vicina ai 40 milioni. L’utenza, che è la destinataria ultima dei servizi sanitari, si attende che venga premiato il merito. E visto quanto si discute in questi giorni di federalismo, sarebbe bene applicarlo in chiave aziendale, riconoscendo nei fatti, e non a parole, quelle strutture eccellenti che hanno saputo utilizzare bene il denaro pubblico».

Intanto la Cgil ha manifestato, il 15 febbraio, davanti alla sede del Consiglio regionale contro i tagli alla sanità stimati in circa 400 milioni di euro per il 2011 che andrebbero a colpire i servizi alle persone non autosufficienti.

Giulio Segino