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231 subito sicura

Tre donne sedute a un tavolo e fuori la notte. Tre amiche che vivono a poche centinaia di metri l’una dall’altra e condividono la stessa angoscia. La prima a parlare è Marisa: «Tutte le volte che scendo in strada mi chiedo se tornerò mai viva». Dove siete? Si chiederà il lettore. In una zona di guerra? No, siamo a Magliano Alfieri in una delle abitazioni che affacciano sul mezzo chilometro di 231 ribattezzato: la “terra di nessuno”. Di là le luci di Castagnito, di qua quelle di Magliano, e in mezzo? Buio. In ognuna delle 12 case della borgata si ricorda una vittima di quel gigante nero che inghiotte un parente, un amico, un compaesano. Marisa, che dicognome fa Rava, racconta di due incidenti mortali innanzi alla sua abitazione. A Giuliana, che anche lei di cognome fa Rava e abita 200 metri più in su, verso Castagnito, la strada ha chiesto un pedaggio salato, strappandole via il padre, investito davanti a casa, mentre si trovava a bordo di un motocoltivatore. Poi c’è Bruna che di cognome fa Bongiovanni, vive a Baraccone: «Da quando sull’A33 hanno messo il pedaggio, i camion ce li ritroviamo sulla provinciale per Neive, escono a Motta di Costigliole e rientrano a Baraccone, con il risultato che respiriamo ogni giorno aria insalubre: in queste zone c’è un’incidenza molto alta di tumore ai polmoni».

Le tre donne spiegano a Gazzetta quanto hanno conquistato nell’inverno del 2009, quando, con molti altri roerini e albesi si erano costituite in un comitato popolare per raccogliere firme e chiedere all’Anas e alla società Asti- Cuneo una riduzione dei pedaggi sull’autostrada e la messa in sicurezza della statale. «Di ridurre i pedaggi non se ne parla, se non tramite agevolazioni per i residenti», fu la risposta categorica, ma «migliorare la sicurezza con installazione di rotonde, semafori, attraversamenti pedonali e marciapiedi e illuminazione a Magliano e Castagnito, si può fare». Il progetto dell’Anas fu presentato il 13 dicembre 2009 al Casta hotel. 2.5 milioni di euro il budget messo sul piatto per la gioia di tutta la classe politica, per una volta unita sotto un’unica bandiera, e soprattutto della gente costretta ogni giorno a convivere con il passaggio dei tir.

Sia chiaro l’Anas e la società Asti-Cuneo non sono enti benefici e i quasi 5 miliardi di lire non sono un regalo, ma un investimento dettato dall’equazione: più rallentamenti per i camion sulla strada, più abbiamo camion costretti a percorrere l’autostrada e più entrate dai pedaggi. Inizio dei lavori: aprile 2010. Anzi no, ottobre 2010.

A lunedì 7 marzo 2011, data dell’incontro tra Gazzetta e le tre donne (presente anche Cesare Giudice in rappresentanza dell’associazione culturale Il paese), di cantieri nemmeno l’ombra. «Abbiamo contattato il vostro giornale», spiega Giuliana, «non per sfiducia verso le promesse, ma perché da queste parti l’ultima volta che l’Anas promise qualcosa eravamo negli anni Settanta e quel qualcosa si chiamava: autostrada Asti-Cuneo». Quarant’anni dopo sappiamo tutti come è finita, o meglio come non sia ancora finita, quindi un minimo di scetticismo ci dev’essere concesso.

Questa, però, fortunatamente, è un’altra storia che sfocia a sorpresa in un lieto fine. Parte il giro delle telefonate e degli incontri. Forti dell’interesse di Gazzetta si attivano subito il vicepresidente della Provincia di Cuneo Giuseppe Rossetto e il sindaco di Alba Maurizio Marello – la città è particolarmente interessata e coinvolta direttamente nell’ultimo tratto e il suo peso conta – e l’iter per arrivare alla firma della convenzione (l’unico pezzo mancante del puzzle) subisce un’improvvisa accelerazione. Tanto improvvisa che, già nella giornata di mercoledì 9 marzo giunge la comunicazione dell’Anas che invita i sindaci e la Provincia alla firma fissata per venerdì 11 marzo nel castello di Govone, alla presenza del sottosegretario Bartolomeo Giachino.

La convenzione viene sottoscritta dal capocompartimento Anas della viabilità per il Piemonte, Raffaele Celia, dall’amministratore delegato dell’Asti-Cuneo, Giuseppe Sambo, dal vicepresidente della Provincia di Cuneo, Giuseppe Rossetto, dai sindaci di Govone, Giampiero Novara, Magliano Alfieri, Luigi Carosso, Castagnito, Felice Isnardi, Guarene, Franco Artusio e Alba, Maurizio Marello. Non ci sono più dubbi, i soldi ci sono, i lavori cominceranno a breve, possiamo tornare a dire a quelle tre signore che presto il gigante farà un po’ meno paura e sembrerà un po’ meno nero.

Marcello Pasquero