Acna: l’Italia rischia grosso

Mentre Regioni, Province e amministratori comunali di Piemonte e Liguria stanno ragionando su come affrontare il dopo-Acna (questa settimana, a Torino, si riunisce la “cabina di regia” istituita dalla Regione) da Bruxelles arriva una doccia fredda che potrebbe creare non pochi ostacoli al rilancio della Valle Bormida. Lunedì 14, la Commissione europea, su indicazione del commissario all’ambiente, lo sloveno Janez Potocnik, ha inviato un “parere motivato” all’Italia esortando il nostro Paese a rispettare la normativa comunitaria per quanto riguarda la discarica di rifiuti realizzata nel sito di Cengio.

L’Italia ha due mesi di tempo per rispondere ai rilievi di Bruxelles e cercare di evitare un deferimento alla Corte di giustizia europea, provvedimento che rischia di costare molto caro per le casse dello Stato. Le norme comunitarie fissano infatti per l’Italia una sanzione forfettaria minima di 9 milioni e 920 mila euro, più eventuali penalità di mora che partono da 22 mila euro al giorno.

 

 

L’area ex Acna nel mirino dell’Ue (foto Marcato).


Il recente parere dell’Ue è il secondo gradino della procedura di infrazione avviata un anno e mezzo fa nei confronti dell’Italia in seguito a una denuncia del Wwf. Dopo la lettera di messa in mora del 9 ottobre 2009, che sottolineava la mancanza di valutazione di impatto ambientale per la discarica, l’Unione europea, non ritenendo soddisfacenti le risposte italiane, è passata al “parere motivato”, ultimo passo prima del deferimento alla Corte di giustizia. Il testo della Commissione europea è piuttosto chiaro: «La direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale prevede che i potenziali impatti dei progetti siano individuati e valutati prima che venga concessa l’autorizzazione. Le autorità italiane hanno autorizzato il progetto di risanamento senza effettuare tale valutazione. Poiché il sito non è riconosciuto come discarica o discarica risanata, è possibile che non siano stati rispettati nemmeno i requisiti previsti dalla direttiva sulle discariche a tutela della salute dell’ambiente. Poiché l’Italia non ha dimostrato in modo convincente alla Commissione di aver ottemperato agli obblighi relativi alla tutela della salute e dell’ambiente, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato».

Il presidente del Wwf, Stefano Leoni (commissario per la bonifica dell’Acna dal 1999 al 2004), commenta: «È la conferma che la bonifica non è terminata. Chiunque vada a Cengio se ne accorge. Non so se quanto è successo sia frutto di dolo o di incompetenza; sappiamo però che porterà ritardi nel riutilizzo dell’area».

Aggiunge il presidente dell’associazione Valbormida viva, Ilvo Barbiero: «L’intervento della Commissione europea era inevitabile e automatico e il procedimento andrà avanti fin quando non si eseguirà quanto richiesto. Ogni battaglia contro queste richieste è un’inutile perdita di tempo. Gli amministratori locali si ostinano a far finta di niente, ma la corda al collo se la sono stretta da soli, appoggiando il cambio di commissario. Cos’hanno ottenuto? L’accorciamento dei tempi di bonifica e di rilancio dell’area? Sono passati sei anni, la bonifica non è finita e ora pare che si ricominci dall’inizio».

Sulla questione il Wwf presenterà un esposto alla Corte dei conti: «Il mancato rispetto della normativa europea costituisce un danno erariale», afferma Leoni.

Corrado Olocco