Asl Alba – Bra. Da 12 a 9 pediatri

I dati nazionali dicono che c’è preoccupazione per la mancanza di pediatri in Italia. Che cosa ne dice, dottor Morabito*?

«Le difficoltà sono per la professione medica in generale, che ha perso potere di attrazione sui giovani. Si assiste a una sofferenza in alcune specializzazioni, tra queste la pediatria. L’Italia è, peraltro, uno dei pochissimi Paesi con un’assistenza territoriale per i bambini, frutto di una riforma che ha fatto del sistema sanitario uno tra i migliori al mondo. Un sistema che costa dal punto di vista economico, ma anche di risorse umane. Negli altri Paesi europei, dove non esiste la figura del pediatra di famiglia, la necessità di specialisti scende a un terzo».

La carenza dei pediatri si rileva pure nella nostra Asl?

«Occorre distinguere i due ambiti, ospedaliero e territoriale. Per quanto riguarda il primo, abbiamo due reparti di degenza pediatrica e due punti nascita, ad Alba e Bra. Ad Alba è funzionante il servizio ventiquattrore su ventiquattro, mentre Bra può contare sul pronto soccorso (una presenza costante di giorno e la reperibilità di notte). Fino all’anno scorso potevamo contare su dodici pediatri. Dalla seconda metà del 2010, siamo scesi di tre, a causa di pensionamenti e trasferimenti. Talvolta anche noi dobbiamo ricorrere a strutture esterne, con pediatri “a gettone”».

I pensionamenti creano problemi?

«Il problema degli specialisti che, andando in pensione, non vengono rimpiazzati, c’è. In Italia si specializzano circa duecento studenti l’anno, dieci in Piemonte, a fronte di oltre 500 pensionati. Nel 2020 la situazione sarà insostenibile. Colgo, tra l’altro, l’occasione, parlando di pensionamenti, per salutare da parte dell’Asl, la dottoressa Margherita Raggi, che ha finito il suo servizio nel 2010, un esempio di professionalità».

Lei cita anche la situazione dell’ambito territoriale.

«Tra Alba e Bra sono distribuiti sedici pediatri. I genitori del neonato possono scegliere lo specialista per il loro piccolo: certo, se ne avessimo almeno uno in più, potremmo fare meglio. Esistono zone scoperte, come Cortemilia e Ceva. È però in incremento l’associazionismo: più medici si mettono insieme per garantire una presenza costante. Inoltre, il medico di famiglia può sopperire alla mancanza del pediatra. Facciamo del nostro meglio per garantire un sistema pubblico che resta, ripeto, tra i migliori al mondo».

Cristina Borgogno

* Francesco Morabito è il direttore sanitario dell’Asl Cn2