Cellula della ‘ndrangheta a Sommariva del Bosco

Non siamo alle infiltrazioni mafiose che hanno portato allo scioglimento del Consiglio comunale di Bordighera, nella Liguria di Ponente così frequentata dai cuneesi, ma l’allarme ’ndrangheta risuona anche tra Langa e Roero. Nei giorni scorsi la Direzione nazionale antimafia ha elaborato una ricca relazione nella quale emerge che il Piemonte è una delle migliori “lavatrici” per pulire il denaro sporco e riciclare i proventi illeciti in attività legali, ma che c’è una stretta connessione tra i vari gruppi delle famiglie calabresi. La “locale” ’ndrangheta, un consorzio di piccole bande e ’ndrine, operante a Genova, dà ordini alla “società minore” costituita da alcuni ’ndranghetisti nel basso Piemonte. La notizia è contenuta nella relazione annuale della Direzione nazionale antimafia. La “società minore”, detta anche “società di sgarro” (inferiore alla “santa”), si trova a Sommariva del Bosco ed era dipendente dalla locale di Genova guidata da Domenico Gangemi detto “Mimmo”, 64 anni, arrestato mercoledì 9 marzo nell’ambito di una maxioperazione antimafia del Ros.

La Direzione nazionale antimafia, nella relazione annuale composta da 1.110 pagine di dati e analisi sulla criminalità organizzata “made in Italy”, ha lanciato l’allarme sul fenomeno ’ndrangheta che ha «molteplici proiezioni, oltre il territorio calabrese, di cui la più importante è la Lombardia, secondo il modello della colonizzazione». In Lombardia la ’ndrangheta ha messo radici, divenendo col tempo un’associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla “casa madre”, con la quale però comunque continua a intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le più rilevanti scelte strategiche. La ’ndrangheta, però, secondo la relazione è presente anche in Piemonte, «tradizionale territorio di insediamento di numerose cosche calabresi».

Nella nostra regione sono stati individuati, dopo l’inchiesta “Crimine” della Procura di Milano, nove “locali” sparsi sul territorio e soprattutto nella cintura torinese. I “locali” sono i consorzi delle piccole bande e delle ’ndrine che dipendono da un nucleo più forte. Una di queste cellule in estate venne scoperta e smantellata ad Alba con l’arresto di Rocco Zangrà, fermato nella sua casa di via Fenoglio con l’accusa di essere il riferimento territoriale della ’ndrina di Polsi, nella Locride. Da anni Zangrà viveva e lavorava ad Alba come autotrasportatore, ma attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali si è appurato che insisteva con Domenico Oppedisano, il “Vangelo” ovvero il capo dei capi, per far nascere una “locale” (cioè l’unione di più ’ndrine sul territorio) tra l’albese e l’astigiano. Ora un nuovo segnale da non sottovalutare.

Gianluca Oddenino