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Giappone sotto choc

Cresce la paura nucleare nel Giappone scosso dal sisma dell’11 marzo. Due nuove esplosioni sono avvenute alle 3 del mattino di ieri, lunedì, ora italiana, alla centrale di Fukushima. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea), però, le strutture di contenimento del reattore non sarebbero state danneggiate.

Mentre scriviamo – lunedì 14 marzo – i morti ufficiali sono 1.650, i dispersi 1.720, ma all’appello mancano circa 50 mila persone. Un terremoto di 9 gradi ha colpito venerdì alle 14.46 (le 6.46 in Italia) la parte Nord-orientale dell’isola Honshu, la più grande del Giappone, a 380 km da Tokyo. Pochi minuti dopo uno tsunami con onde alte fino a dieci metri si è abbattuto sulle coste, seminando morte e distruzione nell’area di Sendai, la più vicina all’epicentro.

 

Proprio a Sendai c’è una casa e una libreria delle Figlie di San Paolo. Per due giorni non c’è stato modo di comunicare con loro. Finalmente ecco un’e-mail da suor Concettina Kido: «Con l’aiuto di Dio siamo tutte salve, ma c’è tanta distruzione nella casa. Oggi, lunedì 14, finalmente abbiamo la luce, ma ancora né acqua né gas e cibi. Andiamo a prendere l’acqua da un pozzo vicino. Qui intorno tanta gente è in grande sofferenza, perché senza più casa, costretta nei rifugi. La radio dice che arriverà ancora un grande terremoto entro 2 o 3 giorni. Affidandoci del tutto al Signore, unite a voi, grazie del vostro ricordo e della preghiera».

Le Paoline sono arrivate in Giappone nel 1948 e oggi sono in 13 comunità con 140 suore impegnate nella produzione e diffusione di libri, audiovisivi e una rivista. Sono presenti anche le Pie Discepole, arrivate nel 1950. Oggi sono 95, in 11 comunità, e hanno come attività principale i centri di apostolato liturgico. Il terremoto ha causato solo danni materiali in questi centri. I primi Paolini sono arrivati nell’impero del Sol Levante il 10 dicembre del 1934, guidati dal torinese don Paolo Marcellino e da don Lorenzo Bertero, di Santo Stefano Roero. Oggi la Provincia paolina del Giappone conta 39 membri, impegnati nell’apostolato della comunicazione sociale. Scrive il superiore don Timoteo Kenji: «La nostra libreria di Tokyo è stata molto danneggiata. Fortunatamente i confratelli paolini e i collaboratori laici sono rimasti illesi».

g.a.