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I sindaci: «I servizi sociali tornino in gestione all’Asl»

Quella che, qualche settimana fa, sembrava quasi una provocazione per indurre la Regione Piemonte a prendere una decisione sul futuro dei servizi sociali e assistenziali nel braidese, ora è una proposta ufficiale degli amministratori locali: la socio-assistenza venga affidata all’Asl.

«Nei giorni scorsi, come Assemblea dei sindaci del consorzio Intesa», spiega il sindaco di Bra Bruna Sibille, «abbiamo consegnato all’assessore regionale alla salute e sanità e politiche sociali Caterina Ferrero la proposta ufficiale di trasferire le competenze in materia socio-assistenziale alle Asl, come era già un tempo».

La legge prevede infatti l’eliminazione dei consorzi entro il prossimo 31 dicembre, sorte che seguirà anche il consorzio socio-assistenziale Intesa. L’ente è nato nel luglio 2001, per iniziativa di 11 Comuni dell’area braidese, per realizzare la gestione associata dei servizi sociali. Il territorio di competenza del consorzio è suddiviso in quattro unità operative locali alle quali i cittadini si possono rivolgere per accedere ai servizi sociali, con sede a Bra, Cherasco, Sommariva del Bosco e Sommariva Perno.

Le ipotesi circolate negli ultimi mesi sul futuro assetto della socio-assistenza piemontese erano tre: un mantenimento dei consorzi con una diversa denominazione e forma giuridica, la creazione di unioni di Comuni (visto che i centri più piccoli sono nell’impossibilità di fornire autonomamente i servizi socio-assistenziali) o l’affidamento della socio-assistenza alle Asl.

La prima sembra il classico escamotage all’italiana per aggirare la legge e anche la meno gettonata. L’unione di Comuni non entusiasma molto i sindaci, soprattutto quelli dei centri più grandi (come Bra), che dovrebbero fungere da capofila e il timore è che sui loro uffici ricada poi una parte consistente del carico di lavoro che oggi viene svolto dal consorzio.

Il passaggio delle competenze alle Aziende sanitarie locali è quello che piace di più ai Comuni dell’area braidese, con le casse sempre più vuote e quindi non in grado di fare fronte alle esigenze del consorzio Intesa. L’ente – nato, insieme a quello di Alba, anni dopo gli altri consorzi sociali della Granda – dispone di scarsissime risorse, ricevendo finanziamenti molto inferiori a quelli di altri enti socio-assistenziali della provincia di Cuneo e del Piemonte. Quest’anno, per esempio, per fornire gli stessi servizi del precedente, mancano alcune centinaia di migliaia di euro, a causa dei tagli dei trasferimenti operati dalla Regione.

Con il trasferimento dei servizi assistenziali alle Asl i Comuni si libererebbero così di una patata bollente, destinata a diventare sempre più scottante, tenuto conto di risorse sempre più limitate a fronte di necessità crescenti, originate da crisi economica, immigrazione, invecchiamento della popolazione, ecc. Nella discussa risistemazione delle Asl rientrerebbe quindi anche il settore socioassistenziale, con un accorpamento che dovrebbe consentire economie per il personale e le strutture. Ai Comuni rimarrebbero, come oggi, soltanto competenze sugli aiuti per situazioni di grave disagio economico e sull’assegnazione delle case popolari.

Una soluzione che però pare non essere gradita da altri consorzi presenti in provincia di Cuneo, che possono contare su maggiori risorse economiche.

Diego Lanzardo