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L’unità è passata da Alba

Solennità e sottoscrizione di una tregua. Il Consiglio comunale aperto di giovedì 17 ambisce ad accantonare rivalità per festeggiare il centocinquantesimo compleanno dell’Italia. Assumono forma di dedica gli interventi dei capigruppo e del sindaco Maurizio Marello. Il pubblico straripante nella sala consiliare applaude e apprezza. Così come la folla in piazza Duomo, che segue il consesso in diretta, grazie ai teleschermi.

È Silvano Montaldo l’ospite d’onore. Il professore della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino racconta un Risorgimento nuovo, animato non solo da grandi nomi, ma da personaggi sovente trascurati: come «Giovanni Battista Raneri, albese, giustiziato nel 1821 per aver chiesto durante i moti rivoluzionari l’applicazione di una costituzione in difesa dei diritti fondamentali dell’uomo». Stessa sorte toccò a Fortunato Prandi, albese condannato a morte e fuggito in esilio in Inghilterra. Pure nella spedizione dei Mille, spiega Montaldo, «figuravano albesi. Sandro Raimondo, ad esempio: come lui almeno altri ventiquattro». Montaldo conclude osservando come «celebrando il Risorgimento, Alba celebra se stessa»: il contributo della città all’unificazione nazionale fu più rilevante di quanto la storia abbia riconosciuto.

La vicepresidente del Consiglio comunale Marta Giovannini rivisita il Risorgimento in chiave femminile, riprendendo un passo di Viva l’Italia, libro del giornalista albese Aldo Cazzullo: «Le donne italiane furono determinanti nel processo di unificazione, grazie all’apporto fornito nelcampo dell’educazione, alla quotidiana azione e al paziente cambiamento operato nell’universo dei costumi e delle tradizioni». Ma, aggiunge Giovannini: «Le donne non sono state riconosciute, sono state estromesse dall’amministrazione della “cosa pubblica”. Oggi la situazione delle differenze di genere resta rovente: l’auspicio è che in futuro gli stereotipi possano sparire».

Tutti gli interventi concordano nel valorizzare l’unità, rammentano l’importanza delle tappe storiche che hanno consentito l’adozione della Carta costituzionale. Non mancano riferimenti alla contemporaneità: il capogruppo del Popolo della libertà Carlo Castellengo parla di federalismo fiscale, inteso come «passo fondamentale per incrementare la partecipazione e la vicinanza dei cittadini alla pubblica amministrazione». Il capogruppo di Alba città per vivere Adolfo Ricca evoca il recupero della legalità nella politica, mentre Luca Magliano, di Impegno per Alba, spiega, citando l’omelia del vescovo di Alba Giacomo Lanzetti: «Un Paese senza unità non riuscirebbe a occupare il giusto tassello nell’immenso mosaico della storia». L’esponente del Partito democratico Gian Battista Panero sceglie di riportare la testimonianza di un giovane che dipinge la patria in maniera negativa, come una madre ostile, «incapace di offrire un lavoro, dunque un futuro: perché dovrei sacrificarmi o essere affezionato a una nazione che si burla quotidianamente di me?». E pure Pierangelo Bonardi, capogruppo della lista Con Marello per Alba attiva e solidale, riferisce di un’Italia «bistrattata e ridicolizzata».

L’epilogo è del sindaco Maurizio Marello, il quale ringrazia i consiglieri uno a uno e riprende una delle frasi più celebri di Giacomo Matteotti: «Uccidete pure me, ma l’idea che c’è in me non la ucciderete mai». Spirito patriottico, intriso di ideale e solenne passione: per un giorno tutti d’accordo. O quasi, perché al tavolo del Consiglio non figurano i consiglieri della Lega nord. Nel parco Sobrino, alle nove e mezza, un quarto d’ora di fuochi artificiali concludono il compleanno italiano ad Alba. C’è partecipazione e passione. Istanti di nuova identità, di consapevolezza. Alla faccia degli assenti, dice qualcuno al vicino guardando, col naso all’insù, il cielo esplodere di colore.

Fotoservizio di Severino Marcato

Matteo Viberti