Metalmeccanico. Lo tsunami si ritira, lasciando macerie

Qualcosa sembra muoversi nel panorama metalmeccanico della zona. La crisi economica, che ha falcidiato commesse e fatto strage di posti di lavoro anche nell’albese-braidese, pare mostrare i primi segnali di ripresa. Ma è proprio così? «In questi primi mesi del 2011 possiamo confermare un più 15% di produttività, dopo un 2009 e una parte del 2010 da dimenticare». A parlare è Valter Magliano, direttore dello stabilimento della Graziano trasmissioni di Sommariva Perno. Il trend dell’azienda appare positivo, dopo una lunga serie di mesi nei quali le prospettive non sembravano rosee.

La ditta di Sommariva Perno (facente capo dal 2006 alla multinazionale svizzera Oerlikon), specializzata nella produzione d’ingranaggi per trasmissioni meccaniche, dopo un 2009 turbolento e un 2010 segnato da un drastico calo delle immatricolazioni automobilistiche e di mezzi agricoli – il 9,2% nel solo comparto auto rispetto all’anno precedente, secondo il Sole 24ore – sembra voltare pagina.

La Graziano, che annovera tra i propri clienti le maggiori aziende automobilistiche sportive (Audi, Aston Martin, Lamborghini e Ferrari) e di mezzi a uso agricolo (John Deere, Same, Carraro), visto il calo di commissioni, è ricorsa alla mobilità volontaria rivolta agli addetti prossimi all’età pensionabile, e alla cassa integrazione a rotazione su circa il 30% della forza lavoro.

Ancora Magliano: «Abbiamo vissuto un periodo, in cui gli ordini si sono fermati e un inizio d’anno di stabilizzazione, seguito da una lenta crescita nei primi mesi del 2011. Una delle note favorevoli è che gli operai in cassa integrazione sono stati richiamati a tempo pieno». Sono, anzi, previsti a breve nuovi inserimenti in organico.

Non tutti la pensano allo stesso modo, però. «La crisi di questi ultimi anni si è abbattuta come un’“onda anomala” che al suo ritirarsi lascia un’abbondante quantità di macerie», sostiene Giuseppina Mosca, responsabile della Fiom braidese e del Roero. «La ripresa è lenta e quasi invisibile e molte aziende, tra licenziamenti e cassa integrazione, faticano ancora. Le poche ditte che aumentano la produttività, non assumono con contratti a tempo indeterminato, puntando agli straordinari e appoggiandosi ad agenzie per il lavoro interinale: molte famiglie sono in balia della precarietà».

c.bo.