Raffaella, che impara a far politica nella Capitale

 

Raffaella Delsanto con Fiamma Nirenstein

Da qualche mese l’ex assessore al turismo di Alba Raffaella Delsanto si è trasferita a Roma, perseverando nell’impegno politico. Da pochi giorni è rientrata da un viaggio in Israele, che ha collaborato a organizzare in virtù del rapporto instaurato con la giornalista e parlamentare Fiamma Nirenstein (è con lei nella foto).

Di che cosa si occupa, Delsanto?

«Lavoro per il centro studi della fondazione Magna Carta e recentemente collaboro con Fiamma Nirenstein, giornalista e vicepresidente della Commissione esteri della Camera dei deputati. Affiancando la sua assistente Sharon Nizza nelle incombenze della segreteria parlamentare e nelle iniziative, ho l’opportunità di approfondire i temi della politica estera con particolare attenzione all’area del Medio Oriente e al rispetto dei diritti umani. Argomenti e problematiche che sin dai tempi degli studi universitari mi hanno affascinato».

Gode, quindi, di un punto di vista privilegiato.

«Ho avuto modo d’incontrare José Maria Aznar, ex primo ministro spagnolo, Dore Gold, ex ambasciatore all’Onu e direttore del Jerusalem center for public affairs, o Farid Ghadry, dissidente siriano e presidente del Partito riformista in esilio negli Stati Uniti. L’esperienza più entusiasmante è stata il recente viaggio in Israele al seguito della delegazione dei parlamentari italiani, che hanno partecipato alla seconda Conferenza politica dell’European friends of Israel, associazione nata nel 2006 in seno al Parlamento europeo».

Perché il viaggio è stato interessante?

«Essere a Gerusalemme e visitare i luoghi santi è stata una forte emozione, così come è stata toccante la visita dello Yad Vashem, il memoriale della shoah. Mi ha colpito vedere come Israele sia un Paese dalle istituzioni e dallo sviluppo occidentale. Si capisce subito come la sua vita democratica sia fiorente, l’economia caratterizzata da sviluppo della tecnologia e della ricerca, i costumi liberi, l’informazione pluralista e l’emancipazione della donna consolidata nella vita privata e pubblica. Questi elementi rendono Israele inviso ai Paesi arabi, tanto da considerarlo elemento di corruzione della cultura musulmana. Il conflitto arabo-israeliano può essere definito come scontro di civiltà. Il sionismo è mai stato riconosciuto dal mondo arabo come un movimento nazionale, ma giudicato una creatura dell’imperialismo occidentale».

Ha partecipato ad appuntamenti importanti?

«Importante è stato il confronto tra i 600 parlamentari dei 27 Stati europei che nei giorni della conferenza hanno discusso dei legami tra Israele e il mondo occidentale, delle sfide e delle opportunità per sviluppare il processo di pace e quindi la democrazia in Medio Oriente. Ho potuto seguire gli interventi di Shimon Peres, presidente dello Stato di Israele, e del primo ministro Benjamin Netanyahu, che mi hanno aiutato, tra l’altro, a capire i possibili esiti delle rivolte nei Paesi islamici».

a.r.