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Caritas e Migrantes in prima linea

Accogliere sì, ma non nelle tendopoli (e, si ha la solita impressione, non a casa propria). Dopo il braccio di ferro tra Regione e Comune di Torino della scorsa settimana – ancor più tra il governatore Roberto Cota e il sindaco Sergio Chiamparino – prendono in mano la situazione la Chiesa e le associazioni di volontariato, che si stanno coordinando a livello regionale per dare un rifugio ai profughi in arrivo dall’Africa, alcuni dei quali sono già stati sistemati a Torino.

In prima linea è la Caritas, con l’associazione Migrantes, l’unico gruppo che segue da vicino l’immigrazione ed è presente anche in tutte le realtà locali, non solo piemontesi. Gazzetta ha sentito il direttore della Caritas di Torino, Pierluigi Dovis, per capire che cosa si fa in Piemonte: «Siamo partiti da una sensibilità che esisteva, per rispondere a una richiesta di solidarietà di livello nazionale. Soltanto un mese fa, un censimento in tutta Italia ha dato come risultato 2.500 posti disponibili, a livello teorico, all’accoglienza. Il Piemonte era escluso da questo conteggio, visto che al momento mancava la figura di coordinatore generale, che oggi ricopro. Così, abbiamo agito immediatamente, contattando i vescovi della regione perché segnalino la disponibilità di ogni Diocesi».

 

 

Il problema è molto serio, visto che le realtà torinesi, ma anche provinciali, fanno difficoltà a trovare nuovi posti, in un contesto già fortemente impegnato per l’accoglienza (è il caso albese). «Contiamo, escludendo Torino, su circa un centinaio di luoghi di accoglienza, con modalità diverse in base alle strutture», continua Dovis. «Occorrono però tempi tecnici per la preparazione e per certo non saremo pronti prima di Pasqua. Inoltre, serve progettualità, anche a livello ecclesiale e che il progetto di accompagnamento sui richiedenti asilo – di cui da tempo Migrantes si occupa a livello piemontese – venga implementato. Siamo abbastanza preparati, ma il Governo, a livello nazionale e regionale, deve definire al più presto la tipologia delle persone ospitate: si è parlato in Piemonte di piccoli gruppi e minori non accompagnati. Poi, che si parli di numeri. Molto probabilmente le chiese non saranno sufficienti e quindi si tratta di dare il buon esempio, augurandoci che altre strutture e famiglie aderiscano. Il terzo aspetto è il tempo. Si prevede infatti una sistemazione temporanea che non può in nessun modo trasformarsi in definitiva. Infine, occorre che vengano garantite le risorse per affrontare le spese che si presenteranno».

La situazione si evolve di ora in ora, ma Dovis mette le mani avanti per chiarire che la Chiesa – come sempre accade – sta portando avanti un intervento che dovrebbe essere coordinato da altri. Ancora Dovis: «Abbiamo chiarito di essere disponibili, ma che questo prenderci cura dell’emergenza non si trasformi in uno “scaricabarile”. Facciamo infatti ciò che ci compete, ma occorrono indicazioni dal Governo e dagli enti preposti a svolgere questo lavoro». Ad Alba, i tre centri di accoglienza da tempo soffrono per l’altissimo numero di ospiti e offrire ulteriori posti diventerebbe molto difficile. La Caritas si sta comunque adoperando e la Diocesi risponderà all’appello di Torino entro oggi, martedì, compatibilmente con ciò che si potrà effettivamente fare. Dal Comune al momento non emergono indicazioni chiare: il sindaco Maurizio Marello fa sapere che non si hanno disposizioni su come muoversi, ma che le istituzioni saranno vicine nel momento del bisogno.

Cristina Borgogno