Arcobaleno fra i banchi

Quanti sono i bambini stranieri nelle scuole del terzo Circolo didattico, Cencio?

«Nel terzo Circolo (che comprende anche la scuola di Guarene) ne contiamo nella scuola primaria 79 su 570, il 14%, con una prevalenza di marocchini (24) e romeni (19), seguiti da albanesi e macedoni. Nella scuola dell’infanzia le presenze straniere salgono al 24%, con 92 bimbi su 376 iscritti; anche qui prevalgono Marocco e Romania, ma le nazionalità sono moltissime.

L’immigrazione nell’albese è molto cambiata negli anni. Gli stranieri sono in aumento ed è mutata la loro provenienza: se nei primi anni del Duemila erano perlopiù maghrebini e albanesi, oggi il numero dei primi è stabile, mentre gli albanesi sono in diminuzione. Sono invece aumentate le presenze dei bambini dell’Est, primi fra tutti i romeni».

Come avviene l’inserimento del bambino straniero a scuola?

«Seguiamo un percorso comune con gli altri Circoli e l’Ufficio stranieri di Alba, con un protocollo condiviso che parte dall’accoglienza dei ragazzi, effettuata da un’apposita commissione composta da tre insegnanti. Sono loro a occuparsi dell’inserimento del nuovo alunno, il quale viene sottoposto a un colloquio conoscitivo per verificarne l’iter scolastico e la conoscenza linguistica. Segue una prova d’ingresso che aiuta ad assegnare il bambino alla classe più idonea, anche se per legge la classe dovrebbe corrispondere all’età».

 

Giuseppe Cencio (foto Marcato)

Una legge non sempre semplice da seguire: poniamo che un bambino abbia nove o dieci anni, ma nel suo Paese abbia frequentato solo una scuola di villaggio. Come inserirlo in una quinta?

«In casi come questo, si può chiedere alla famiglia il consenso per inserire il bambino in una classe inferiore, per dare al bambino il tempo di recuperare . Non sempre però i genitori sono d’accordo».

Accusate rallentamenti nella didattica a causa della presenza straniera?

«No. L’apprendimento da parte degli stranieri solitamente è molto rapido. I bambini vengono seguiti da insegnanti formati, che li coinvolgono in attività utili per approfondire la conoscenza linguistica e favorirne l’integrazione, con la collaborazione dell’Ufficio stranieri, che si occupa anche della comunicazione con le famiglie».

Avete mai avuto problemi di integrazione tra bambini o con le loro famiglie?

«Mai, anche data la ancora ridotta percentuale di stranieri con cui lavoriamo, visto che parliamo di circa due presenze per ogni classe. I bambini, in questa fascia d’età, riescono a integrarsi perfettamente, si può dire che non percepiscano neppure le differenze culturali. Alcuni hanno festeggiato con noi l’unità d’Italia. A volte ci sono difficoltà con le famiglie, ma si tratta più di dissapori tra stranieri che tra italiani e stranieri, tra i quali riscontriamo buoni rapporti».

I genitori dei bambini stranieri conoscono l’italiano?

«Non sempre. Alcuni partecipano ai corsi del Ctp, ma non tanti quanti vorremmo».

Elisa Pira

Foto PSP /ROSSETTI/ABBATE