Cauda: «Il vero problema non è l’integrazione»

Alla scuola dell’infanzia gli stranieri sono 46 su 272 iscritti, mentre alla scuola primaria sono 103 su 689, suddivisi in una trentina di classi. Anche qui la provenienza è varia, ma a prevalere sono i Paesi del Nord Africa e quelli dell’Est, Romania in testa. Seguono gli albanesi, al terzo posto per numerosità. Nemmeno in queste scuole si accusano problemi di integrazione, come conferma il dirigente Michele Cauda: «Tutti i bambini sono inseriti e ben accetti; le eventuali difficoltà sono le stesse che si hanno con gli italiani sul piano sociale comportamentale».

La fase iniziale dell’inserimento è importante, soprattutto alle elementari. A complicarla è la mancata conoscenza della lingua. Cauda: «I primi tre mesi sono i più duri per il bambino straniero, che va seguito e aiutato, mauna volta imparata la lingua, anche attraverso i laboratori linguistici, non esistono più differenze tra italiani e stranieri sul piano dell’apprendimento: l’essere più o meno bravo non ha nessun rapporto con il Paese di provenienza».

La scuola aiuta l’inserimento degli stranieri, concentrando risorse soprattutto nella fase dell’accoglienza, quando occorre stabilire un contatto con il nuovo arrivato e la sua famiglia. Il Dirigente prosegue: «Spieghiamo ai genitori il funzionamento della scuola italiana, anche avvalendoci dell’aiuto di mediatori culturali, e diamo consigli perché l’inserimento del bambino avvenga nel migliore dei modi. Per esempio, suggeriamo di far partecipare i bambini ad attività sportive: lo sport velocizza sia l’inserimento sociale, sia l’apprendimento linguistico».

 

Michele Cauda (foto Marcato)

Le difficoltà della scuola non derivano dalla presenza dello straniero, quanto dal conseguente surplus di lavoro; l’attuale politica dei tagli e riduzione del personale non facilita il sostegno agli alunni con qualche difficoltà di apprendimento, categoria in cui rientrano i non italiani nella fase dell’inserimento.

Ancora Cauda. «La didattica non risente della carenza di risorse a disposizione, ma la scuola non riesce più a garantire un recupero individuale mirato al sostegno degli alunni con qualche difficoltà, siano questi italiani o stranieri, mentre in passato si riusciva a dedicare loro più attenzione».

e.p.

Foto di ROSSETTI/ABBATE