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Cuneo, provincia a piena occupazione

Incrementa di 12,5 punti percentuali l’export provinciale, confrontando il 2009 con il 2010: lo ha annunciato il direttore dell’Unione industriale cuneese, Luigi Asteggiano, durante il Forum del 20 maggio. La Granda appare riappropriarsi di una salute che, nel periodo recessionale, aveva vacillato. Altro indizio: la disoccupazione si attesta al 3,4 per cento. La cifra è in leggero incremento rispetto ad alcuni mesi fa, ma risulta confortante se paragonata alla media regionale (6,8 per cento) e nazionale (oltre l’8 per cento). «Possiamo descrivere il regime della nostra provincia “a piena occupazione”: la crisi ha fatto vacillare la struttura,masi registrano indicatori quantitativi promettenti», ha sottolineato Asteggiano. Pure le percentuali relative alle assunzioni si consolidano, soprattutto per quanto riguarda gli uomini (per le donne gli indici rimangono sul medesimo livello degli anni precedenti). Sul fronte occupazionale «sono gli immigrati a versare in condizioni più favorevoli: i settori agroalimentare ed edile offrono opportunità lavorative colte e sfruttate – per ragioni molteplici – principalmente dagli stranieri. Gli italiani rimangono indietro nella corsa locale all’occupazione ». Infine, si riduce il monte ore della cassa integrazione: 12 milioni del 2010 contro i 13 milioni del 2009. Il dato, di primo acchito consolante, racchiude i pesanti strascichi della crisi: nell’ultimo decennio il computo annuo di utilizzo degli ammortizzatori sociali non superava, mediamente, il milione di ore. Complementare all’intervento di Asteggiano, l’appello di Mauro Gola, presidente della Piccola industria di Confindustria Cuneo. Severa l’analisi delle debolezze residue del sistema imprenditoriale locale: «Troppa burocrazia, mancanza di capitale, livello contenuto della domanda, ostacoli sindacali, eccesso di pressione fiscale, giustizia civile lenta e macchinosa». Infine, spiega l’imprenditore, «le aziende locali dispongono di molti tecnici ma di pochi laureati: la presenza di personale con alti livelli di formazione è un motore di sviluppo e un cruciale catalizzatore di innovazione. Non può continuare a essere ignorato». Gli industriali nostrani sarebbero infine rei di «eccessivo individualismo»: la scarsa propensione a fare rete pregiudicherebbe, secondo Gola, importanti prospettive di sviluppo.

m.v.