Meglio in città che all’outlet

«Ci illudiamo di non avere problemi. Invece anche l’albese risente della crisi. Forse possiamo contare su maggiori “riserve” in termini di risparmio, famiglia e patrimonio, ma dobbiamo trovare il modo di convivere con il cambiamento di abitudini, che sta avvenendo». Parla Giancarlo Drocco, presidente dell’Associazione commercianti albesi. Il patron dell’Aca – che, con 2.500 soci e 100 dipendenti, è diventato l’unico gruppo non provinciale aderente in maniera autonoma a Confcommercio nazionale – non fa sconti nemmeno a se stesso, ma ha già pronta la contromossa. Se l’economia, che pure in Langa non ha subìto i contraccolpi più duri della congiuntura, non sembra ancora voler correre, occorre trovare strade nuove per “stimolarla”.

Che cosa ha in mente, questa volta, Presidente?

«L’Associazione commercianti albesi e Confcommercio – Imprese per l’Italia avviano la realizzazione di uno studio per la valorizzazione del territorio e del sistema economico coordinato dall’architetto Angelo Patrizio. Si tratta di analizzare e riflettere con l’aiuto degli esperti sulle trasformazioni in atto, che – anche in virtù di scelte non sempre avvedute – si concretizzano nell’avanzamento di forme distributive alternative al piccolo e medio commercio urbano. Vuol dire perdite in termini economici per gli esercenti, ma anche problemi per la città e il territorio».

Che cosa si può fare?

«Guardare la città in ottica nuova, valorizzare i “luoghi urbani” e i “luoghi del commercio” quali contesti dove si sviluppano le relazioni, la socialità, la cultura e pure i rapporti economici. Lo può fare il Comune, possono aiutare le categorie. Come commercianti vorremmo fornire un contributo alla definizione di politiche legate alla rivitalizzazione del terziario e alla riqualificazione urbana, una questione centrale che può dare slancio a commercio, servizi e professioni, settori che continuano a essere il motore dello sviluppo albese».

Intende sviluppare l’idea del “centro commerciale naturale”?

«Se metà degli italiani la domenica si rifugia all’outlet, un luogo artificiale ricostruito su dinamiche tradizionali, noi proponiamo la città come centro commerciale naturale: è dotata di tutti i servizi, dal negozio alla struttura sportiva, al ristorante. Dobbiamo lavorare per migliorare l’offerta, dotandola di nuove opportunità, dal servizio di accoglienza per i bambini mentre i genitori fanno compere ad arredi urbani che aiutino la socializzazione ed esaltino l’architettura e la storia».

Non sarà facile…

«Non dimentichiamo quel che è avvenuto sul territorio in campo turistico: sono nate in pochi anni 1.200 aziende piccole e grandi, che occupano 5 mila persone. Anche nel comparto del commercio dobbiamo rilanciare idee, concorrenza e professionalità. Per attirare clientela servono strutture, informazioni, conoscenza della città, della sua cultura e della sua storia, innovazione, in una parola progetti, che puntino anche, in accordo con le Amministrazioni, su arredo urbano, sicurezza, pedonalizzazione, miglioramento degli spazi pubblici. Un miglior assetto del commercio si riflette sulla città, sull’occupazione, sulla struttura sociale e sulla vitalità urbana. Ma anche aree che stanno languendo – e mi riferisco all’alta Langa – potrebbero trarne grande giovamento».

Maria Grazia Olivero