Pietro Ferrero 1963 – 2011

L’abbraccio commosso di una città intera, della gente della nostra terra, alla famiglia Ferrero. È quello che vogliamo raccontare in queste pagine di Gazzetta. Per chi non c’era non è facile capire il clima che si respirava ad Alba mercoledì scorso, il giorno delle esequie di Pietro Ferrero. Una partecipazione vera, sentita, da parte di una folla di trentamila persone che ha seguito la celebrazione in Cattedrale e dai maxischermi nelle piazze. Ma era come se tutti fossero in chiesa: la gente pregava, cantava, rispondeva con le parole della liturgia. Un lungo applauso ha accolto l’arrivo della salma. E alla fine una lunga processione l’ha seguita fin sulla soglia del cimitero. La nostra gente ha voluto così, con commossa semplicità, esprimere la partecipazione e l’affetto, per significare che Pietro non era solo un imprenditore e una persona famosa, ma prima di tutto uno di noi, uno di famiglia, un figlio e un fratello. Che cosa si può dire a una moglie con tre bambini piccoli che perde il marito, a un padre e a una madre che perdono il proprio figlio? Nulla che non sembri vuoto e inutile. Da parte mia ho ricordato Pietro e i suoi familiari nella preghiera e nell’offerta della Messa. Ma voglio aggiungere un “grazie” per la testimonianza di fede manifestata dalla famiglia Ferrero durante il funerale, partecipando alla celebrazione con dignità e compostezza pur nel dolore.

 

 

E le braccia alzate di Michele e Maria Franca durante la recita del Padre nostro mi sono sembrate un gesto simbolico di riconsegna a Dio Padre del proprio figlio. La fede nel Cristo risorto ci dice che il bene compiuto, l’amore con cui abbiamo fatto ogni cosa, il nostro stesso corpo mortale, non andranno perduti. Così il valore dell’onestà che Pietro ha vissuto, come ha ricordato il fratello Giovanni, la sua generosità, l’amore e la fede nell’esistenza del Creatore, la sua fermezza e dolcezza, l’amabilità e il sorriso non saranno solo un ricordo. La fede nel Risorto ci assicura che Dio li conserverà per l’eternità. Nell’attesa di ritrovarci insieme nella comunione piena e definitiva.

Antonio Rizzolo