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Cervella alla guerra dei conti

Non è un mistero: Olindo Cervella è stato nominato alla presidenza del Consiglio di amministrazione di Apro formazione più per le sue capacità manageriali che per il suo curriculum politico. Con lui, sono stati designati nel Cda Giuliano Viglione direttore dell’Aca, Amabile Drocco titolare delle Officine San Cassiano indicata da Confindustria Cuneo, Gianfranco Tibaldi ex sindaco di Pocapaglia indicato dalla Diocesi di Alba, Renata Bianco assessore di Barolo. È rimasto fuori Ted Pascale, che molti indicano destinato alla presidenza di Apro servizi, mentre Antonio Bosio è stato confermato direttore generale.

Cervella è un imprenditore, che ha messo le mani in situazioni di crisi, che ha dovuto fare i conti con gli equilibri di bilancio e con le aspettative dei lavoratori, che sa prendere decisioni. E Apro ha bisogno di decisioni, anzi di svolte. Dall’insediamento della Giunta guidata da Maurizio Marello si sono avvicendati due presidenti e tre direttori, ma i conti sono sempre stati in “rosso”.

Prima era andata peggio, perché ai problemi si erano sommate le disavventure giudiziarie del management di via Castelgherlone (ancora in corso). Per tali ragioni molti ripongono grandi speranze in Cervella. Ne parliamo con lui.

Da che situazione si parte, Cervella?

«Il bilancio sarà approvato il 31 agosto e quindi stiamo parlando di una situazione contabile in itinere. Finora la perdita cumulativa registrata si attesta intorno ai 300 mila euro: e questi sono dati certi. A questo punto, giunti ormai alla soglia di un terzo del capitale sociale, a mio modo di vedere, saremo probabilmente costretti a chiedere una ricapitalizzazione da parte dei soci».

In Apro, da anni, servono scelte. Perché nessuno se ne assume la responsabilità?

«Sono stato chiamato a questo ruolo per poter fornire il mio contributo dal punto di vista manageriale, delle scelte, proprio perché dal punto di vista didattico la scuola funziona benissimo. Faccio una premessa. In Apro ci sono 38 soci, buona parte dei quali pubblici; in 28 detengono una quota inferiore al 2%. Un azionariato molto frastagliato. Il Consiglio di amministrazione uscente – che pure ha il merito, non piccolo, di aver fatto un passo indietro – rifletteva in parte questo scollamento. Il nuovo Consiglio di amministrazione conta invece cinque consiglieri, oltre il sottoscritto. Mi pare un organo snello, che saprà lavorare coeso. D’altro canto ho chiesto ai soci che fossero indicati come consiglieri di amministrazione personaggi di spessore e tali indicazioni sono state raccolte».

Che cosa si farà?

«Il nuovo Consiglio di amministrazione dovrà essere propositivo (e non limitarsi ad accogliere le indicazioni dei soci), individuando gli obiettivi nell’ottica di una gestione manageriale. Per parte mia, come presidente, ho chiesto che le mani sul volante di Apro siano soltanto due. Sul merito delle scelte, direi che un primo passo importante è stato quello di azzerare i compensi di tutti i componenti del Consiglio di amministrazione. Io stesso lavorerò gratuitamente, tanto in qualità di assessore, tanto nel mio nuovo incarico, con il quale, sottolineo, non vi sono incompatibilità. Poi inizierà una guerra dei costi. Sarà opportuno sollecitare gli enti pubblici e privati al saldo delle fatture scadute, di importo rilevante. Gli obiettivi primari saranno quelli di salvare l’occupazione e risanare i conti, con la speranza di poterli raggiungere entrambi».

Che ne sarà di Barolo?

«Credo che tutto il “progetto Barolo” – immaginato prima della crisi economica, e quindi con altre prospettive – debba essere staccato da Apro e che esso debba poter camminare con le proprie gambe. Tale orientamento tiene conto di quanto il “progetto Barolo” assorbe in termini di risorse economiche e quanto esso restituisce. Peraltro debbo rilevare che, se si è giunti fino a questo punto, lo si deve anche a un controllo di gestione piuttosto carente».

E Apro servizi?

«Le do alcune cifre: Apro servizi, interamente controllata da Apro formazione, ha 6 dipendenti, 6 consiglieri di amministrazione e 3 membri del Collegio sindacale. Quindi 6 lavoratori e una struttura di governo di 9 componenti. Credo sia sufficiente un amministratore unico».

a.c.