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Castellengo sbaglia ancora

Lui c’era. Giuseppe Rossetto, il sindaco di centro-destra – oggi vicepresidente della Giunta provinciale di Cuneo, guidata dalla leghista Gianna Gancia –, il quale diede il via nei primi anni Duemila allo studio del nuovo Piano regolatore, non ha mancato l’appuntamento con l’aula del Consiglio comunale, il 15 luglio.

Alla seduta di approvazione del progetto preliminare dello strumento urbanistico albese l’assenza dei rappresentanti di opposizione, i quali hanno disertato, contestando la mancata informazione, ha fatto invece rumore, almeno quanto il titolo di Gazzetta: Un’Alba nuova, senza centro-destra.

Perché lei c’era, vicepresidente Rossetto?

«Bisogna dire che il sindacoMaurizio Marello ce l’ha fatta con merito: ha convinto il Consiglio – anche nel centro-sinistra qualche dubbio c’è stato, almeno in un primo tempo – ad approvare il progetto preliminare del nuovo Piano regolatore. Ma al 70 per cento almeno si tratta del documento impostato e ultimato dalla passata Amministrazione, la mia: il progetto era pronto nella primavera del 2009, anche se non fu approvato. La delibera programmatica del 2004 – che dettò l’impianto dello strumento – non è stata modificata. Marello, il quale aveva condiviso dall’opposizione il passaggio, ha evidentemente valutato le conseguenze negative – costi e tempi – necessarie al cambiamento dei professionisti e ha deciso di “potare”, piuttosto che stravolgere il Piano. Per questo io c’ero. Il nuovo strumento urbanistico è in gran parte frutto del mio impegno di anni».

Che cosa è stato “potato”?

«L’idea della città policentrica deriva dalla struttura del 2004, ma lo sviluppo di Cantina di Roddi, ad esempio, è stato tagliato abbastanza di netto, tanto che è improprio, oggi, parlare di un polo. Se, con il senno di poi, talune “potature” ci stanno, altre suscitano perplessità per la loro ampiezza. Per la realizzazione delle opere pubbliche è, inoltre, previsto l’intervento dei privati. Ma se questi non vedono la convenienza e la sostenibilità economica, le previsioni urbanistiche rischiano di restare sulla carta. Occorrerà porre rimedio alla questione».

Ritiene che le cose possano ancora cambiare?

«Qualche miglioramento potrà essere apportato in sede di progetto definitivo, ad avvenuta pubblicazione del documento, nel mese di settembre, come previsto». Come giudica l’atteggiamento dei consiglieri di centro-destra? «Anche Marello ha perso tempo: due anni per un Piano regolatore “potato” sono troppi. Inoltre, il Sindaco ha fatto quello che mi ha sempre rimproverato. Lui, che invocava la partecipazione dei quartieri e delle associazioni per costruire il piano, lo ha di fatto illustrato bello e confezionato, per favorire la presentazione delle osservazioni in vista del progetto definitivo. Tutte posizioni legittime e fondate, ma il centro-destra, che ha meriti innegabili sul documento, avrebbe potuto muovere critiche coerenti, puntando a una presenza dialettica in Consiglio. La verità è che chi affossò, nel mio stesso schieramento, l’approvazione del documento preliminare nel 2009 ha sostenuto anche ora questa posizione».

Solo il presidente Sebastiano Cavalli ha fatto una scelta diversa rispetto al centro-destra. Che cosa ne pensa?

«Meno male che c’era Cavalli! Il Presidente del Consiglio ha detto, con autorevolezza e bella sintesi, in positivo e in negativo, quanto c’era da dire, limitando la “frittata”. Del resto, Cavalli fu tra i pochi – insieme all’allora presidente del Consiglio Mariella Bottallo e al presidente della prima Commissione Gianfranco Brovida – a sostenermi nel voler licenziare il progetto preliminare prima delle elezioni, nel 2009. Ma, allora, come oggi, prevalse la linea del candidato a sindaco».

Lei fu sostenitore dell’idea – del tutto cassata – delle “torri”. Ha cambiato opinione?

«Si è parlato molto in Consiglio di piano a consumo territoriale zero. Marello è riuscito a far “digerire” ai suoi un documento a impatto limitato, grazie al taglio di migliaia di abitazioni (da 6 mila si era arrivati a 3.700, passando poi a 2.300). Ma se l’idea delle “torri” fosse stata adeguatamente perseguita, immaginando un quasi nullo sviluppo a terra e una certa proiezione in altezza, a quel risultato si sarebbe andati molto vicino, anche recuperando una tradizione storica della città. Ma – si sa – l’allora opposizione di centro-sinistra fece il diavolo a quattro e io mi trovai boicottato dai miei – in particolare da autorevoli esponenti del centro-destra –, nel corso di un incontro a San Cassiano, mentre non ero presente, perché impegnato in Campania a parlare di nocciole e sviluppo rurale. Fu una pugnalata alle spalle».

Non mi pare lei sia molto tenero con il suo schieramento.

«Spero ancora in un ripensamento. La posizione che ha assunto Carlo Castellengo non è opportuna, come non lo fu in passato. Occorre maggior dialogo ai vari livelli istituzionali e la capacità di saper prendersi almeno i meriti che si hanno, come in questo caso, denunciando le magagne altrui. Al di là dell’ottimaimmagine del Sindaco, l’Amministrazione di Maurizio Marello rivela una debolezza complessiva. Inoltre, per il bene della città – e qui credo che Marello, al di là delle scelte, l’abbia perseguito – penso occorra creare un clima di fiducia, approvare il piano, così puntando al rilancio degli investimenti».

Maria Grazia Olivero