Il rally… del Prosecco sulle colline del Moscato

Un’immagine che non vorresti mai vedere: un sindaco di un Comune del Moscato (Fabio Carosso, di Coazzolo) che stappa una bottiglia di Prosecco sulla pedana di arrivo del Moscato rally a Santo Stefano Belbo, il paese che è il più grande produttore di uve Moscato.

Una contraddizione enologica che si è materializzata nel tardo pomeriggio di domenica 3 luglio, quando i migliori della competizione (nell’ordine, sul podio, Alessandro Bosca, Fabio Carosso e Massimo Brega) hanno stappato alcuni magnum di Prosecco e innaffiato il pubblico come avviene al termine di ogni gara motoristica. Una pioggia “amara” di bollicine che ha innescato battibecchi, neppure troppo nascosti, tra il sindaco di Santo Stefano Luigi Icardi, e gli organizzatori della 991 racing.

Occorre sottolineare che il Prosecco, pur imbottigliato e venduto in gran quantità da aziende della Valle Belbo, è e resta un vino veneto che nulla ha a che fare col Moscato e il suo territorio. Ed è anche necessario aggiungere che in Veneto non avrebbero mai fatto un brindisi con l’Asti o il Moscato Docg all’arrivo del “Rally del Prosecco” di Valdobbiadene.

Tornando alla premiazione, i malumori sono stati confermati dallo stesso Fabio Carosso, primo cittadino di Coazzolo, paese che da più di un anno è in lotta per difendere gli interessi dei produttori diMoscato e del proprio territorio. Carosso sul sito www.saporidelpiemonte.it, curato dal giornalista Filippo Larganà, dichiara: «Quando ho visto quelle bottiglie non volevo salire sul palco; poi gli organizzatori mi hanno pregato di non rovinare la festa della premiazione e ho acconsentito. Aver messo a disposizione il Prosecco invece dell’Asti o del Moscato, i vini principali della nostra zona, è stato un errore grossolano e inqualificabile».

L’aggravante è che la corsa porta il nome del Moscato. Il sindaco di Santo Stefano Belbo, Luigi Icardi, non fa sconti e dichiara: «È stata una sbavatura di cui si poteva fare ameno in una manifestazione così bene organizzata. Anche se non è il Comune che organizza la gara, mi sento in parte responsabile e così, anche se mi rattrista metterlo per iscritto, il prossimo anno aggiungerò una clausola all’autorizzazione con la quale si potrà brindare solo con Asti o Moscato d’Asti». Beppe Sarotto, l’organizzatore del rally, ammette l’errore tecnico-organizzativo, ma sottolinea: «È dal 2002 che a ogni equipaggio viene regalata una bottiglia di Moscato d’Asti Docg per fare promozione del prodotto principe del territorio».

Una promozione fatta, purtroppo, senza mai ricevere molta collaborazione dalle cantine della zona. In effetti, sfogliando i vari dépliant del Moscato rally, colpisce la quasi totale assenza di case vitivinicole tra gli sponsor. «In dieci edizioni del Moscato rally», prosegue Sarotto, «ho bussato a tante porte, ma la maggior parte dei produttori ha fatto orecchie da mercante. Speriamo che per la prossima edizione si lavori tutti insieme per rimediare all’errore fatto e far diventare questa manifestazione ancora più grande».

Insomma il dibattito è spumeggiante, ma la frittata ormai è fatta, con la concorrenza veneta che segna un altro punto a favore, e proprio nel cuore del territorio del Moscato. Occorre darsi tutti una bella svegliata prima che, dopo il Prosecco, sulla pedana d’arrivo del Moscato rally arrivino magari la birra o lo Champagne. A quanto pare, però, un produttore locale si è già impegnato con gli organizzatori per fornire i magnum di Asti Docg per la prossima edizione della gara. Prosit!

Fabio Gallina