Jury Chechi, il Signore degli anelli

Sono le 10 del mattino, ma sul prato che ospita il camp Kinder+Sport il sole batte come se fosse mezzogiorno.Si starebbe bene all’ombra di un tiglio, ad assaporare i primi soffi d’estate.

Per gli ottanta bambini vestiti con la maglietta blu, però, non c’è caldo che tenga: il richiamo del gioco è troppo forte per rinunciare alla giornata di sport e divertimento proposta dallo staff tecnico di Ferrero. Ancora di più oggi che tra gli istruttori c’è il vincitore della medaglia d’oro delle Olimpiadi di Atlanta 1996: il ginnasta Jury Chechi.

Era presente anche Gazzetta, che ha intervistato il campione toscano.

 

Chechi, qual è il suo rapporto con tartufo bianco e Barolo?

«Non conosco benissimo la zona, ma una cosa è certa: Alba, con le sue eccellenze enogastronomiche, è uno dei migliori biglietti da visita dell’Italia nel mondo».

Lei, però, non è qui nei panni di turista, vero?

«Da anni, a Fai della Paganella – Comune di nemmeno mille abitanti immerso nelle Dolomiti trentine – propongo un camp estivo per bambini e ragazzi molto simile a quello organizzato dalla Ferrero nell’ambito del progetto Kinder+Sport (che, da quest’anno, sostiene l’iniziativa di Chechi, nda). L’obiettivo è di insegnare i fondamenti della ginnastica ai giovani e, più in generale, avvicinare i l maggior numero possibile di bambini alla pratica sportiva. Inoltre, insieme ad altri ex atleti, sono impegnato con il progetto Un campione per amico, che, ogni anno, coinvolge circa 15 mila piccoli studenti ».

Perché lo sport è così importante per la crescita dei più piccoli?

«Anzitutto, per una ragione formativa: lo sport è divertimento e gioco, ma anche confronto, sacrificio e rispetto delle regole. Non vorrei fare la parte del moralista, ma l’attività sportiva è in grado di fornire ai ragazzi quei valori e quell’etica di cui avranno bisogno per districarsi nella complicata e ingarbugliata società di oggi».

Nel 2007, lei si candidò nel collegio di Savona alle primarie del Pd in una lista a sostegno di Walter Veltroni. Che ruolo deve avere la politica nella formazione dei giovani?

«A livello di sport agonistico, il Coni sta svolgendo un egregio lavoro e lo dimostrano i tanti risultati di prestigio raccolti dai giovani atleti italiani nelle più prestigiose gare internazionali. Per quanto riguarda invece l’attività motoria non agonistica, occorre un ripensamento generale da parte della politica, che dovrebbe mettere al centro della sua agenda lo sport, cosa che non avviene. È vergognoso che l’Italia sia agli ultimi posti in Europa per il numero di ore di educazione fisica insegnate a scuola».

La candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi del 2020 potrebbe essere l’occasione della svolta?

«I presupposti non sono buoni – basti pensare al buco di 10 milioni di euro lasciato dai Mondiali di nuoto di due anni fa o alle strutture non proprio perfette realizzate in occasione dei Campionati del mondo di calcio del 1990 –, ma gli italiani, quando si impegnano, possono fare grandi cose e, pertanto, spero che il sogno di Roma possa diventare realtà e portare benefìci a tutto lo sport italiano».

A proposito di Olimpiadi, lei è stato il portabandiera azzurro ad Atene 2004. Chi vedrebbe bene con il tricolore ai Giochi olimpici che si svolgeranno il prossimo anno a Londra?

«Al primo posto metterei Valentina Vezzali, un vero fenomeno, seguita subito a ruota da Federica Pellegrini e da Alessandra Sensini».

L’emozione sportiva più grande della sua carriera?

«Sul piano sportivo, la medaglia d’oro olimpica conquistata nel 1996 ad Atlanta non ha eguali, mentre a livello umano l’emozione più forte è il bronzo di Atene 2004, vinto con coraggio e determinazione, dopo il brutto infortunio del 2000 e il successivo ritiro».

Nel futuro di Chechi che cosa c’è?

«Oggi mi occupo di comunicazione, ma i miei sforzi continueranno a essere rivolti alla promozione della ginnastica e dello sport».

Enrico Fonte