Comuni: piccolo (non) è bello

L’articolo 16 della manovra ha rovinato le vacanze alla maggior parte degli amministratori delle Langhe, che attorno a ferragosto hanno scoperto di essere un costo della politica da tagliare.

In pratica, se la norma non verrà modificata (il termine per presentare emendamenti scadeva ieri, lunedì), i Comuni sotto i mille abitanti sono destinati a essere accorpati e confluire in nuove aggregazioni, dette “unioni municipali”, per la gestione associata dei servizi. Queste unioni dovrebbero avere una popolazione complessiva di almeno 5 mila abitanti, ma sono ammesse deroghe… al ribasso da parte delle Regioni.

Comunque vada a finire (lunedì la situazione era ancora piuttosto fluida, con qualche segnale di apertura nei confronti delle istanze di Anci, Anpci e Uncem), i Comuni sotto i mille abitanti non spariranno dalla carta geografica. Continuerebbero a esistere, ma senza bilancio, senza Giunta e senza Consiglio. Rimarrà solo il Sindaco, al quale rimarranno le competenze relative ad anagrafe e stato civile.

Il potere amministrativo sarà attribuito al Presidente dell’unione municipale, una specie di “sindaco dei sindaci” (o di “supersindaco”), a capo di una giunta formata da alcuni colleghi. È anche prevista l’assemblea municipale, formata da tutti i sindaci dell’unione. In pratica (bilancio a parte) qualcosa di molto simile alle Comunità collinari già esistenti. Nelle Langhe è a rischio la maggior parte dei Comuni.

Secondo i dati Istat 2010 resi noti dall’Uncem, gli unici paesi di Langa sopra i mille abitanti sono Dogliani, Santo Stefano Belbo, Diano, Neive, La Morra, Cortemilia, Monforte, Grinzane Cavour, Roddi, Saliceto, Cossano e Novello. In provincia di Cuneo rischiano 146 paesi su 249; nell’astigiano 75 su 118, con due centri (Monastero Bormida e Antignano) che si trovano per il rotto della cuffia sopra la fatidica soglia avendo 1.002 abitanti. In Piemonte i Comuni sotto i mille abitanti (sempre secondo i dati Uncem) sono 597 su 1.206, ossia il 49,5 per cento. La scorsa settimana manifestazioni di protesta si sono svolte a Cuneo, Torino e Roma.

Nella capitale il presidente dell’Uncem Piemonte Lido Riba ha incontrato il sottosegretario Gianni Letta. Al termine dell’incontro, Riba ha commentato: «Le aperture di Letta sulla possibilità di modifica dell’articolo 16 sono importanti ma dovranno avere un seguito concreto nella fase di approvazione degli emendamenti. Nel mio intervento ho ribadito la necessità di stralciare l’articolo 16 e ho ricordato il secondo comma dell’articolo 44 della Costituzione, che dispone provvedimenti a favore delle zone montane».

Giovedì scorso l’Assemblea dei sindaci della Comunità montana di Bossolasco ha approvato un documento nel quale si chiedeva lo stralcio dell’articolo 16 dalla manovra o, in alternativa, il mantenimento di Giunta e Consiglio, ma senza indennità di carica, l’obbligo dello svolgimento di funzioni associate e il mantenimento del bilancio. Durante la riunione è stata anche ventilata l’ipotesi di dimissioni in blocco qualora le istanze non venissero accolte. «La riforma così com’è non può funzionare. Senza l’apporto di Consiglio e Giunta nessuno vorrà più fare il sindaco», ha osservato il presidente della Comunità montana Alessandro Barbero, sindaco di Bossolasco dopo esserlo stato a Bonvicino.

La scorsa settimana alcuni primi cittadini hanno portato la questione sul tavolo dei propri Consigli comunali. A Torre Bormida, il sindaco Roberto Ranuschio ha voluto ribadire il concetto che gli sprechi non si annidano nei Municipi dei piccoli paesi: «I costi annui della politica torrebormidese si aggirano intorno ai 4.500 euro lordi». Il dibattito è stato seguito dall’approvazione di una delibera per chiedere al Governo di ritirare o rivedere la proposta. Tutti i consiglieri hanno votato positivamente, così come quelli di Bergolo, che all’unanimità hanno avallato l’ordine del giorno a sostegno dei piccoli Comuni. La stessa cosa è accaduta a Levice, dove il sindaco Ernesto Taretto ha voluto dire no alla proposta proveniente da Roma dichiarando: «Non stiamo battendo i pugni per salvare le poltrone, ma per salvare dai tagli i nostri Comuni, che rappresentano presìdi fondamentali per il territorio e per le persone che lo abitano». Anche i sindaci dell’unione “Colline di Langa e del Barolo” hanno approvato un documento in difesa dei piccoli Comuni e domani sera, mercoledì, alle 21, a Serravalle Langhe, è stato convocato nel salone polifunzionale un Consiglio comunale aperto.

Corrado Olocco

Enrico Fonte