La città si ribella alla casta

Vantaggi, guarentigie, poltrone, vitalizi, stipendi stellari, trasporti gratuiti, assicurazioni, tessere, traffico telefonico, previdenza.

Con l’avvento di Internet, i privilegi della classe parlamentare e della politica in genere sono diventati di pubblico dominio, e non sono mancate le reazioni di sdegno e ripudio. Quando la situazione si è fatta davvero ostica – crisi economica, emergenza abitativa, disoccupazione, tagli ricorrenti, pressione fiscale, crollo delle Borse – il sostantivo “casta” ha cominciato a schioccare sulle lingue con maggiore urgenza.

Troppi i costi, i vizi, i capricci della politica, troppo estesa la voragine tra i rappresentanti e i rappresentati, ancor più se il Paese appare sull’orlo di un baratro. Perciò, seguendo la terminologia di Ilvo Diamanti, è emerso il “Movimento invisibile”: un esercito di persone stanche, stufe di una classe dirigente arroccata su se stessa, più propensa a tutelare interessi particolaristici che i beni collettivi.

Sottobanco. Il “Movimento” si muove sulla rete, si definisce antipolitico, antipartitico, ma si specchia nelle iniziative riformiste, come quella recente di abolire le Province e la legge elettorale cosiddetta porcellum.

Pure ad Alba ci si mobilita su questo fronte: a partire da settembre i comitati locali metteranno in strada banchetti per raccogliere le firme necessarie all’allestimento di un referendum abrogativo. E gli oppositori “silenziosi” al regime dei privilegiati si moltiplicano.

Su social network come Facebook, ad esempio, i commenti spopolano. Parafrasando Francesco, albese di 26 anni: «La recente manovra finanziaria pesa sulla testa dei poveracci, mentre i tagli ai costi della politica promessi dal Governo sono misteriosamente scomparsi dal documento la notte prima della sua approvazione. È vergognoso!».

Poi le opinioni più dure, come quella di Agnese, impiegata di 32 anni, che sarcasticamente propone di “epurare” il Parlamento con una rivolta collettiva, unica soluzione per ricominciare davvero.

Riportiamo infine il parere di Roberto, 50 anni, pure lui impiegato in una grande azienda locale: «In fabbrica cominciano a girare mail contro la casta. Ad esempio, l’altro giorno ne è arrivata una che spiegava come i portaborse di un parlamentare, in genere familiari o amici, arrivino a incassare uno stipendio di oltre quattromila euro. Sono cose che colpiscono, considerando lo standard di vita dei comuni mortali».

Destra e sinistra. Per sintetizzare l’opinione dei più (giovani in primis), riportiamo le parole di Carolina, albese studentessa in giurisprudenza: «Le modalità di fronteggiare gli “abusi” della politica non passano più per le vie canoniche, ufficiali, ma utilizzano reti informali di associazione, di promozione e sensibilizzazione. Ad Alba, ad esempio, sono in molti – giovani e anziani, di destra e sinistra: io, ad esempio, voto da anni centro-destra – a diffidare della classe parlamentare. Non solo per via dei privilegi economici di cui dispongono,ma soprattutto perché non eletta dal popolo. Con l’attuale sistema elettorale, infatti, il “padrone” seleziona i propri “scagnozzi” sulla base dell’obbedienza, non delle doti morali o della competenza. Si finisce per ottenere una politica lontana mille miglia dai cittadini».

Il contenimento della spesa politica potrebbe dunque produrre benefìci reali, sia economici che sociali, per il Paese. Se l’avranno vinta le élite o i movimenti popolari maggioritari, saranno le azioni concrete dei prossimi mesi a stabilirlo.

Matteo Viberti