Damiano: «Siamo tornati ai redditi del ’99»

Ospite dell’incontro organizzato dalla Cisl, è stato l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, il quale ha risposto alle domande di Gazzetta d’Alba.

Che cosa pensa della manovra economica, onorevole Damiano? «Non è efficace, non dà risposte sui fronti dello sviluppo e dell’occupazione. È ingiusta, perché colpisce una parte: i dipendenti pubblici e privati, i pensionati, lo stato sociale, le famiglie e non i grandi patrimoni e le speculazioni. Purtroppo, da quanto emerge, non sarà l’ultima. La preoccupazione è per un autunno difficile per l’occupazione, con un vero e proprio shock. Il Governo non se ne sta occupando, tanto che ha perso tre anni di tempo a dire che la crisi era un’invenzione delle cassandre della sinistra. La cassa integrazione in deroga degli artigiani e commercianti – di cui parte ha già chiuso bottega – non durerà all’infinito. Da quando si è insediato questo Governo, sono stati 700.000 i posti di lavoro persi, contando solo quelli “certi”, ovvero lasciando fuori i contratti a progetto e simili, che sono prerogativa dei giovani, rimasti silenziosamente a casa. Il reddito è tornato quello del 1999».

Perché l’Europa sta facendo pressioni per l’adeguamento del mercato del lavoro nell’ottica della flessibilità in questo momento? «L’Italia è un anello debole in Europa, un Paese insicuro, con una guida incerta. La stessa manovra sembra più un accordo fra i partiti di maggioranza. In ogni caso, l’Europa parla di flessibilità nel mercato del lavoro e il ministro Sacconi la intende come libertà di licenziamento. L’Italia è un’eccezione, un Paese in cui la flessibilità è senza regole».

Quali misure riterrebbe opportune per migliorare la situazione? «Il primo punto è la creazione di convenienza nel costo del lavoro per le aziende che assumono a tempo indeterminato. Inoltre, è necessario aiutare i giovani a crearsi una dotazione contributiva: non devono perdere nemmeno un giorno di lavoro da questo punto di vista. Soprattutto, bisognerebbe dare il via alla ripresa con le politiche industriali: non basta tagliare; serve fare tagli in modo selettivo per poter investire e far ripartire il Paese».

a.r.