L’Iva che fa male agli artigiani

Domenica 25 settembre gli artigiani si sono dati appuntamento per la festa annuale promossa da Confartigianato. Presso il ristorante Luna di Sinio si è svolta la cerimonia, con la consegna dei riconoscimenti agli associati per i 25, 35, 40 anni di fedeltà associativa e di quattro borse di studio, intitolate all’ex presidente Beppe Balestra (scomparso di recente) per gli studenti meritevoli dell’agenzia di formazione professionale Apro, nei settori meccanico, elettrico, acconciatura e abbigliamento.

«Confartigianato Cuneo, seconda in Italia per numero di associati, è riuscita a diventare interlocutore autorevole con i vari soggetti pubblici e del mondo economico, non solo a livello provinciale », ha detto Domenico Visca, presidente della Sezione albese dell’associazione, che abbiamo intervistato.

Tra le misure della manovra del Governo compare l’aumento di un punto dell’Iva. Come gestiscono gli artigiani questo passaggio? Pensa che ciò determinerà un’ulteriore stretta sui consumi?

«Di sicuro, non è una misura che farà bene agli artigiani. L’aumento sta determinando una lunga serie di disguidi e alla fine i costi si riverseranno sulle imprese stesse. D’altra parte, credo che questa misura determinerà una flessione dei consumi già compromessi dal basso potere di spesa delle famiglie».

Si parla molto di Equitalia e dei metodi non ortodossi che utilizza, soprattutto nei confronti delle piccole imprese, per rastrellare imposte, balzelli e tasse non pagate. C’è chi giura che gli artigiani sono pronti a scendere in piazza con i forconi. Qual è la situazione albese?

«Anche nell’albese Equitalia opera secondo le modalità ben note. Spesso invia cartelle esattoriali inesistenti e siamo noi artigiani a dover dimostrare di avere tutto a posto. Non certo l’agenzia a dover provare qualche irregolarità. È anche capitato che improvvisamente alcuni artigiani si siano ritrovati beni pignorati senza neanche sapere il perché».

La vicenda Sistri – il sistema informatizzato per il controllo della tracciabilità dei rifiuti pericolosi, di cui parliamo qui – non sembra avere fine. Entrato in vigore, prorogato, cancellato e poi risorto dalle ceneri. Salvo proroghe, dovrebbe entrare in vigore a febbraio. Ha forse ragione il ministro Stefania Prestigiacomo: allergia delle imprese italiane ai controlli?

«Ma guardi che il principio di fondo è giusto. Tutti sono d’accordo a tutelare l’ambiente contro lo smaltimento illegale di rifiuti. È però l’applicazione pratica che ha comportato mille difficoltà, oneri e perdite di tempo soprattutto per le piccole imprese. D’altra parte io non credo sia il piccolo artigiano ad alimentare il business dello smaltimento illegale di rifiuti. E poi mi chiedo: un meccanico che deve disfarsi di una latta di olio è controllato, ed è anche vero che, di norma, è attrezzato per smaltire questo tipo di sostanze. E il privato che deve disfarsi della stessa latta, perché magari ha deciso di aggiustarsi da solo e di rifornirsi dalla grande distribuzione che cosa fa? Dove va? Sa dove smaltirla?»

Su Gazzetta si è parlato molto di occupazione giovanile. Lei che cosa vede dal suo osservatorio?

«A me pare che l’occupazione giovanile tenga. Naturalmente mi riferisco a giovani provenienti dalle scuole tecniche, che nell’albese sfornano ottimi ragazzi. E non sono più gli antichi “ragazzi di bottega”: hanno un buon livello di istruzione, sanno usare bene il computer e imparano presto la manualità e la professionalità».

Alessandro Cassinelli

Foto Marcato