Pure Miroglio sente la crisi

Cinquantasei persone avranno un contratto di solidarietà di un anno, a partire da ottobre.

È questa la notizia che trapela dalla riunione di giovedì scorso tra le parti sindacali e la rappresentanza del gruppo Miroglio.

Dopo le notizie di alcuni mesi addietro, riguardanti lo scorporo del centro direzionale di corso Asti e il piano di riorganizzazione aziendale del comparto Textile, anche dal centro produttivo di via Santa Barbara ad Alba, con i suoi novecento dipendenti, i segnali non sembrano incoraggianti.

«Avevamo due scenari di fronte. Cassa integrazione o i contratti di solidarietà. Abbiamo evitato lo spauracchio della cassa integrazione, che avrebbe penalizzato maggiormente i lavoratori rispetto alla seconda soluzione, a causa di perdite salariali e del monte ferie più elevate. Così facendo abbiamo evitato l’allontanamento dal posto di lavoro», dicono al sindacato.

Miroglio textile e Miroglio fashion sono due controllate del Gruppo tessile albese. Mentre la prima è dedita alla produzione attraverso i suoi cinque stabilimenti di tessuti, filati e carta transfer, la seconda società – attraverso i suoi undici marchi e i millecinquecento negozi – crea, produce e commercializza le collezioni di modelli made in Alba.

Miroglio fashion (la ex Vestebene) ha sede in via Santa Barbara e si scorpora in due segmenti: Fast fashion, incentrata sumodelli più innovativi e giovanili, comprendente, per citarne alcuni, marchi quali Motivi e Oltre, e Prêt-à-porter; dalle linee più tradizionali: Elena Mirò, Caractère, ecc.

Nel segmento Prêt-à-porter – che prevede due collezioni all’anno legate alla stagionalità – negli ultimi mesi, a causa della crisi economica mondiale, si è riscontrata una contrazione del mercato, specie su alcuni modelli. Per questo motivo per cinquantasei lavoratori – in specialmodo operanti nell’area tecnica e modellistica – si dovrà ricorrere al contratto di solidarietà.

Che cosa significa per gli interessati? «Alle persone coinvolte verrà diminuito il monte ore di circa il venti per cento», ha spiegato Alberto Battaglino, segretario provinciale della Uilta-Uil. «Questa decisione», ha proseguito il sindacalista, presente alla trattativa di giovedì scorso con l’azienda, «comporterà un calo dello stipendio.

Secondo il decreto ministeriale vigente sino alla fine di quest’anno, l’Inps si impegnerà a risarcire l’80 per cento della parte di salario stornato ai dipendenti. Nei mesi a seguire il risarcimento dovrebbe oscillare tra il sessanta e l’ottanta per cento».

«Il contratto di solidarietà», ribadisce il portavoce del Gruppo tessile, «è stato preferito alle altre soluzioni per tutelare la professionalità e non disperdere l’esperienza dei nostri addetti». Il provvedimento avrà validità di un anno. Ma si potrebbe prolungare sino a quarantotto mesi.

Cristian Borello