Sicurezza senza fondi?

«Il Piemonte rischia di perdere la prima tranche di 30 milioni destinati agli edifici scolastici, mentre la seconda, di 11 milioni e mezzo, è stata distribuita dalla Commissione parlamentare, senza tenere conto della graduatoria regionale da cui risulta il livello di rischio di ciascuna scuola e senza coinvolgere gli enti locali, ovvero secondo una logica clientelare. Stupisce che l’assessore regionale all’istruzione Alberto Cirio non si sia sentito in dovere di chiedere conto».

Queste le parole di denuncia dell’onorevole Stefano Esposito e del consigliere regionale piemontese Roberto Placido (Pd) proprio mentre un rapporto di Cittadinanzattiva rende noto che in Italia il 28% degli edifici è fuorilegge e gli 8 milioni di studenti si barcamenano fra cavi volanti, porte e finestre rotte, soffitti cadenti. Dopo la tragedia del liceo Darwin di Rivoli venne siglato un accordo tra Ministero, Regioni ed enti locali per definire una mappatura degli edifici scolastici e una graduatoria del livello di rischio in base alla quale intervenire in materia di sicurezza.

Il Piemonte – una delle regioni più avanti con l’indagine – è al 97% delle strutture censite. Ma nel 2010 i tagli del Governo imposero di limitare gli interventi a 82 edifici. L’iter prevedeva che l’ente proprietario (Comune o Provincia), dopo aver individuato l’edificio interessato, avrebbe provveduto alla progettazione dell’intervento attraverso il Ministero delle infrastrutture, che avrebbe risposto entro 60 giorni. Il problema – denunciano dal Pd – è che dei progetti non c’è più traccia. E, se entro il 30 dicembre non dovessero essere attivati i bandi di messa in sicurezza, i 30 milioni della prima tranche andrebbero persi.

Esposito spiega: «La Regione è stata scavalcata. La scelta delle strutture su cui intervenire è stata fatta dalle commissioni parlamentari con risultati clamorosi: i fondi sono stati stanziati ignorando la graduatoria, i livelli di rischio e le priorità. Così, scorrendo l’elenco dei contributi erogati si trovano casi sconcertanti: una scuola di Tortona (Al), che non esiste più perché è stata accorpata a un’altra, ha ricevuto 123 mila euro; a Giaveno 200 mila sono stati erogati a una scuola priva di punteggio e lo stesso è avvenuto a Cesana (40 mila); Meana di Susa ha ricevuto 30 mila euro, nonostante abbia un punteggio di 5 su 178; Buttigliera Alta ne ha ottenuti 50 mila, con un punteggio di 9; Villastellone 40 mila euro, con un punteggio di 10; la Silvio Pellico di Torino 100 mila euro, con un punteggio di 24; Vigone 40 mila euro, con un punteggio di 35; Moncalieri 30 mila euro, con un punteggio di 37; Chieri 200 mila euro, con un punteggio di 39; Rosta 50 mila euro, con un punteggio di 52; Coazze 150 mila euro, con un punteggio di 72… Le tre scuole che presentano il punteggio più alto, cioè il maggior rischio, quella di Bene Vagienna e due istituti torinesi, non riceveranno invece neppure un euro».

ma.bo.

Cirio: «Lavoreremo con buon senso»

La risposta di Alberto Cirio, assessore regionale all’istruzione, al Pd non si è fatta attendere. «I 29 milioni di euro di fondi Cipe che il Piemonte ha ricevuto per interventi di sicurezza sull’edilizia scolastica non sono assolutamente a rischio. Molti lavori sono già iniziati. Purtroppo, come sempre accade, e come anche noi abbiamo lamentato, il Ministero è lento nell’espletare le pratiche.

In merito, invece, alla ripartizione degli 11,5 milioni di euro, assegnati quest’estate dalle commissioni parlamentari competenti, è bene precisare che all’Assessorato non è stata trasmessa alcuna informazione preventiva, né è stato richiesto un elenco delle priorità. La Regione ha appreso, purtroppo solo a posteriori, del lavoro e delle assegnazioni decise a livello parlamentare, ma sottolineo che già in occasione della prima seduta della Commissione Stato-Regioni, il 7 settembre, abbiamo denunciato la non conformità di tali scelte rispetto a quelle da noi ritenute prioritarie.

Essendoci mossi tempestivamente, ritengo ci siano ancora i margini per intervenire: la soluzione infatti per diventare operativa deve prima passare in Conferenza Stato-Regioni e, come ci ha confermato il sottosegretario Mantovani, lì potremo far valere le nostre ragioni. Quando si parla di sicurezza delle scuole si parla della sicurezza dei nostri figli e questo non può seguire logiche di spartizione partitica, ma solo il buon senso di far convergere le risorse dove sono più urgenti».

Canale e Neive senza “santi” a Roma?

Intervista a Mino Taricco, consigliere del Partito democratico.

“Dimenticati”, sebbene per la Regione le strutture siano a rischio

Taricco, qual è il problema che lei e il suo partito denunciate?

«Il Piemonte rischia di perdere la prima tranche di fondi destinati agli edifici scolastici, mentre la seconda è stata distribuita direttamente dalla Commissione parlamentare, senza tenere conto della graduatoria regionale, da cui risulta il livello di rischio di ciascuna scuola. È grave che la Regione rilevi le necessità e definisca le priorità e poi lo Stato ignori questo lavoro ed eroghi le poche risorse al Piemonte con criteri di cui non si capiscono le logiche e lasciando fuori le situazioni più gravi».

Quali sono le scuole della provincia di Cuneo alle quali non sono destinati i fondi, anche se il loro punteggio lo richiederebbe?

«Ci sono le scuole di Bene Vagienna, insieme a Canale, Neive e Pianfei, alle quali è stato attribuito un punteggio alto di urgenza e necessità di intervento dalla Regione, eppure sono state escluse a favore di altri istituti con punteggi molto più bassi o addirittura privi di criticità. Non voglio essere malizioso,mai fondi sono stati assegnati ai Comuni di provenienza di sottosegretari e parlamentari, vedi Bra, Marene, Mondovì e Busca, per citare qualche esempio. Così, ci sono scuole che ricevono contributi per decine di migliaia di euro, nonostante siano prive di criticità oppure abbiano punteggi molto bassi (il caso più clamoroso è Meana di Susa: 30 mila euro nonostante un punteggio di 5 su 178)».

Ha ricevuto risposte dopo la denuncia?

«Per ora poche, in compenso ho ricevuto molte chiamate da parte di Comuni interessati ad avere delucidazioni. Il Pd chiede che la Regione protesti presso il Governo e porti a conoscenza di tutti i soggetti interessati le graduatorie degli edifici scolastici con il relativo punteggio».

ma.bo.

Via Fratelli Ambrogio, la pazienza è davvero finita

Alcuni dei genitori non rispettano divieti, dissuasori, transenne. I residenti stanno valutando di presentare un esposto in Procura

La scuola è iniziata da pochi giorni, ma la pazienza dei residenti attorno alle elementari e alla materna di via Fratelli Ambrogio è già finita a causa del traffico che accompagna sin sulla soglia gli alunni all’entrata e all’uscita. Le misure per evitare ci sono: senso unico, divieto di transito negli orari di entrata e uscita, dissuasore mobile, transenne, nonni vigili, agenti di Polizia municipale e semaforo ma «non vengono rispettate», spiega un residente, infuriato soprattutto per l’inciviltà e la maleducazione di chi guida le auto dirette a scuola.

«Chi porta i figli in macchina dimostra, ogni giorno di più, di non avere rispetto di chi abita in zona e, negli stessi orari, deve uscire di casa per andare o tornare dal lavoro». Il mancato rispetto dei divieti di sosta è all’ordine del giorno, i passi carrabili sembrano non esistere. «Ho incontrato e fermato un automobilista che voleva entrare e posteggiare nel cortile privato del mio caseggiato», spiega una seconda abitante, «e questo gran cafone mi ha anche insultato, insistendo nel voler parcheggiare».

«Mentre uscivo dal garage», spiega un altro residente, «ho incontrato una mamma appena scesa dall’auto che ostruiva il mio passaggio. La signora, alla mia richiesta di spostare immediatamente il veicolo, ha alzato le spalle e ha continuato la sua strada verso la scuola».

«Vivo in questa zona sin da quando ero bambino», continua un altro abitante, «e a queste scuole elementari sono sempre andato a piedi. Anzi, percorrere a piedi il tratto che mi separava dalla classe era un’occasione in più per incontrare amici. Cerco di insegnare la stessa cosa ai miei figli, accompagnandoli a piedi, ma più di una volta i bimbi mi hanno chiesto: “Perché, quando il bimbo che abita di fronte a noi va in macchina?”».

L’esasperazione degli abitanti potrebbe sfociare presto in un esposto alla Procura: «Stiamo studiando mezzi e modi», ammettono i residenti che, a dirla tutta, non vedono solo nero. «Dobbiamo ringraziare i nonni vigili, Marengo e Maiuri, per il loro grande impegno nel cercare di gestire il traffico. Ma sono soli. Allo stesso tempo, non si spiega la presenza del Vigile a fianco del semaforo automatico in corso Coppino: un agente in divisa sarebbe più utile in via Fratelli Ambrogio per scoraggiare le imprese sconclusionate degli automobilisti».

Giulio Segino